Manovra, sindaci in rivolta. Pressing Renzi su Letta

20 Dicembre 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Un Pd in assetto da guerra alza il tono del pressing sul governo Letta. Mentre si arriva allo snodo conclusivo sulla legge di stabilità che oggi verrà sottoposta al voto di fiducia, i grossi calibri del partito, dal segretario Renzi, al presidente del dell’Assemblea Cuperlo, al sindaco di Torino e presidente dell’Anci Piero Fassino incalzano il governo, dando voce al disagio che serpeggia nel paese.

Il terreno per combattere la guerriglia è ampio: i numerosi decreti di qui a fine anno sono all’esame delle Camere si prestano, in ogni momento, a far scoppiare il caso, da quello sull’Imu a quello sulle Province.

La bagarre è dietro l’angolo: così è avvenuto ieri sul provvedimento Salva-Roma dove il governo è stato battuto su un emendamento che rincarava l’addizionale Irpef nella Capitale e dove la presenza di una norma, sponsorizzata dall’esecutivo, che di fatto impedisce la lotta al gioco d’azzardo elettronico da parte di sindaci, ha scatenato la reazione infuriata del segretario del Pd Matteo Renzi, appena reduce dell’aut aut sulla web tax. “Una porcata che va bloccata”, ha intimato il leader dei democratici.

A rafforzare l’assedio sul governo anche il presidente del Pd, Gianni Cuperlo, che ha raccolto il malumore dei sindaci i quali da giorni reclamano 1 miliardo e mezzo per il mancato gettito provocato dalla riforma dell’Imu. “Il governo non ignori il disagio dei sindaci e agisca prima che la corda si spezzi”, ha dettato in una nota il presidente dell’Assemblea dei democratici.

Così a fine giornata il presidente del Consiglio Enrico Letta, da Bruxelles, dov’è per il Consiglio europeo, è passato al contrattacco e ha cercato di riequilibrare un bilancio che rischiava di essere molto negativo.

Il premier ha trovato il modo per sentire Renzi, Saccomanni e Franceschini. Nei contatti riservati, dove anche Renzi ha avallato le ragioni dei Comuni, Letta si è impegnato a fare un decreto entro fine anno per ripristinare parte dei fondi tagliati dalla Legge di Stabilità.

Un fronte delicato, quello dei rapporti tra governo e Pd, con Letta che ieri era irritato anche con Confindustria e il suo presidente Squinzi per le critiche alla manovra e alla situazione economica.

“Cavalcano i forconi, se hanno la bacchetta magica la tirino fuori”, è stato il commento del premier. “Che i partiti di maggioranza ci incalzino va bene – si è sfogato – ma ci vuole responsabilità e da Confindustria sembra essere venuta meno, così uccidono la fiducia e fanno male anche a se stessi”.

Il tutto in una giornata in cui Letta contava di incassare due risultati positivi come l’interessamento di Ethiad ad Alitalia, dossier sul quale il governo ha lavorato, e lo spread sotto i 220 punti: “Se la situazione fosse così nera questi due successi non sarebbero arrivati”.

E a Palazzo Chigi calcolano che l’aver tenuto la barra dritta, grazie alla stabilità e al lavoro del governo, ha consentito di risparmiare dai 4 ai 6 miliardi che grazie al calo dei tassi non sono stati bruciati per pagare gli interessi sul debito.

“Una mezza Finanziaria”. Dunque ancora un po’ di pazienza “anche se sappiamo che la gente soffre”, è la scommessa e la richiesta di Letta, perché “tra qualche mese la ripresa si farà sentire” e se alla fine del 2014 avremo una crescita dell’1 per cento oltre alle privatizzazioni e alla spending review sarà tutto un altro mondo. Se invece si cede “alle tentazioni populiste” della spesa facile, è il monito, salta di nuovo tutto e i sacrifici di questi anni saranno stati inutili.

Una difesa accorata dell’azione dell’esecutivo giunta dopo il rumore delle parole di Fassino rotolate come pietre sul dibattito: il presidente dell’Anci si è appellato al Quirinale, ha parlato di “secca e inaccettabile” riduzione delle risorse ai Comuni, ha dichiarato uno stop unilaterale ai rapporti con il governo, minacciato centinaia di decreti ingiuntivi contro il ministero della Giustizia per riavere i fondi incagliati.

Ma sul piano politico le sue espressioni sono state ancora più pesanti: Fassino ha accusato il ministro dell’Economia Saccomanni di avere un “atteggiamento pregiudiziale” contro i Comuni e ha detto di aver parlato con Renzi riferendo che “condivide” le posizioni dei sindaci.

In questo clima, sul decreto Salva-Roma, è scoppiato il putiferio. Una norma-blitz, presentata dalla senatrice dell’Ncd, Federica Chiavaroli, su indicazione del governo, ha predisposto un ulteriore taglio alle casse dei Comuni che mettono in atto piani per la lotta contro il gioco d’azzardo elettronico.

Un fenomeno con un fatturato di 90 miliardi l’anno e al centro di molteplici campagne civili per allontanare slot machine e videolotterie da scuole e centri anziani. L’emendamento, votato da Pd e Scelta civica, ed al quale si sono opposti leghisti, grillini e Forza Italia, taglia le gambe a chi pensa di aver fatto un’azione di buona amministrazione. Non solo: un altro emendamento della Ncd estende i termini della vigente sanatoria sulle “slot” di tre mesi, fino al 15 gennaio del prossimo anno.

Troppo per Renzi che scatena il caos: “E’ pazzesco, allucinante”, dirà. Il Pd farà approvare un ordine del giorno che tenta di smussare gli angoli della misura. Ma da qui a fine anno ci sono ancora molti provvedimenti all’esame delle Camere. E il clima si fa rovente.

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