Manager pubblici al soldo dei partiti: una storia tutta italiana

4 Settembre 2017, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) –  E’ risaputo che i partiti che guidano il paese decidono chi fa parte dei cda di grandi aziende pubbliche, ma ora arriva la conferma da parte dell’Anac, l’autorità anti-corruzione guidata da Raffaele Cantone.

Durante un’audizione dinanzi alle Commissioni riunite Affari costituzionali del Senato della Repubblica e Bilancio della Camera dei deputati del 7 giugno 2016, in occasione dell’esame del testo dello schema di decreto legislativo sul testo unico di riforma delle società pubbliche partecipate, lo stesso Cantone non mancò di esprimere forti preoccupazioni e perplessità in merito alla nomina di manager pubblici da parte dei partiti.

“La totale assenza di procedure comparative e/o concorsuali per assumere il personale, a vantaggio di forme di reclutamento di tipo privatistico, ha favorito l’instaurarsi di 2 dinamiche poco chiare e trasparenti nella gestione delle risorse umane e di conseguenza dell’utilizzo di risorse pubbliche. Anche con riferimento ai criteri utilizzati per la nomina dei componenti dei consigli di amministrazione, spesso troppo numerosi, e in troppi casi legati alla politica, nonché per la remunerazione, spesso eccessiva rispetto alla funzione svolta, non si possono non esprimere dubbi e perplessità”.

A sollevare la questione anche Franco Bechis sul suo blog, l‘Imbeccata, in cui parla di una regola messa nero su bianco nei singoli regolamenti finanziari del principale partito che guida il governo, il Partito democratico.

Il Pd ha stabilito una regola che vale per i propri eletti e per i chiamati ad incarichi di governo ma anche per designati con il contributo determinante del partito ad incarichi in enti e società pubbliche, perfino di diritto privato.  Si tratta di una regola che introduce una specie di tassa in genere del 10% – ma oscilla fra il 15 e il 18% in qualche provincia – che il manager pubblico deve versare nelle casse locali del partito.

“Una tassa impropria, che potrebbe apparire un ricatto verso professionisti e che indica una concezione proprietaria dell’ente pubblico, con il solo pregio di bandire ogni ipocrisia”.

Bechis porta poi all’attenzione il caso del PD di Cremona che  oltre al regolamento finanziario per la tassa sul nominato o designato, ha approvato anche “un esilarante documento di tre paginette con le “Linee guida per la scelta dei soggetti da indicare ai fini della nomina nei consigli di amministrazione di società pubbliche e /o a partecipazione pubblica”.

Una volta effettuata la designazione il nominato dovrà sottoscrivere per accettazione un documento contenente le regole di comportamento che dovrà adottare. Il culmine però è un altro ancora: il manager dovrà garantire al Pd di “tenere una condotta sobria e decorosa nella vita pubblica e privata”. Sì anche privata: il Pd per nominarti in quel cda non vuole che tu possa avere amanti, vada in discoteca, magari bevi qualche goccio in più in una serata con amici. E chissà se avrà da ridire su qualche vestito variopinto in vacanza…