Macerie PdL. “Metodo Boffo non funzionerà”

30 Settembre 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – A Palazzo Chigi “sono pervenute le dimissioni irrevocabili dei ministri Angelino Alfano, Nunzia De Girolamo, Beatrice Lorenzin, Maurizio Lupi, Gaetano Quagliariello”. Lo riferisce la presidenza del Consiglio in una nota. I 5 ministri hanno annunciato le loro dimissioni due giorni fa, dopo l’intervento con cui Silvio Berlusconi ha aperto di fatto la crisi di governo con l’uscita della delegazione di governo del Pdl.

E’ cominciato a palazzo Grazioli il pranzo tra Silvio Berlusconi, Angelino Alfano e gli altri rappresentanti del Pdl nell’esecutivo. I ministri hanno tuttavia presentato le loro dimissioni irrevocabili dal governo Letta. Salvo cambi di programma, alle 17, si riuniranno invece i gruppi parlamentari.

Ieri, i primi distinguo sulla linea scelta dal leader Pdl, fino ad una nota congiunta firmata stamattina dai ministri dimissionari del Pdl Angelino Alfano, Maurizio Lupi, Gaetano Quagliariello, Nunzia De Girolamo e Beatrice Lorenzin: con noi “il metodo Boffo non funzionerà”, hanno messo nero su bianco per dire al direttore del ‘Giornale’ Sallusti che “se pensa di intimidire noi e il libero confronto dentro il nostro movimento politico si sbaglia di grosso”.

“E’ bene dire subito al direttore de ‘Il Giornale’, per il riguardo che abbiamo per la testata che dirige e una volta letto il suo articolo di fondo di oggi, che noi non abbiamo paura. Se pensa di intimidire noi e il libero confronto dentro il no stro movimento politico si sbaglia di grosso”.

Per capire il riferimento al “metodo Boffo”, leggere:
Tremonti, “metodo Boffo” e l’Italia sotto attacco

I ministri dimissionari del Pdl, Alfano in testa, hanno siglato una dichiarazione congiunta per mettere nero su bianco che “se il metodo Boffo forse ha funzionato con qualcuno, non funzionerà con noi che eravamo accanto a Berlusconi quando il direttore del ‘Giornale’ lavorava nella redazione che divulgò informazioni di garanzia al nostro presidente, durante il G7 di Napoli nel 1994”.

“Se intende impaurirci con il paragone a Gianfranco Fini, sappia che non avrà case a Montecarlo su cui costruire campagne”.