M5S, firme false: chiesto rinvio a giudizio per 14

13 Aprile 2017, di Alberto Battaglia

Lo scandalo delle firme false che ha investito il M5s a Palermo è arrivato a 14 richieste di rinvio a giudizio, fra questi l’ex capogruppo alla Camera dei pentastellati, Riccardo Nuti, e le deputate Giulia Di Vita. Il Movimento aveva provveduto alla loro “sospensione cautelare” lo scorso 29 novembre. Le accuse sono, a vario titolo, di falso e della violazione di una legge regionale.
Al centro dell’inchiesta c’è la raccolta firme del M5s del 2012, a sostegno delle liste per le elezioni amministrative nel Comune di Palermo; il candidato sindaco pentastellato era proprio Nuti. L’ipotesi degli inquirenti, il procuratore aggiunto Dino Petralilia e il sostituto Claudia Ferrari, è che Di Vita, Mannino e altri esponenti del M5s, presa coscienza dell’invalidità formale di alcune firme raccolte, abbiano proceduto col ricopiare nella forma corretta le adesioni ricevute, falsificando le firme in questione. Nuti, che non è indagato per falso materiale, si sarebbe però avvalso dell’operato illegale dei suoi compagni.
Avrebbero compiuto le falsificazioni materialmente Di Vita, Mannino, Samantha Busalacchi, i deputati regionali Giorgio Ciaccio e Claudia La Rocca seguiti dagli attivisti Alice Pantaleone, Stefano Paradiso, Riccardo Ricciardi, Pietro Salvino, Tony Ferrara, Giuseppe Ippolito.
Indagato anche il cancelliere del tribunale Giovanni Scarpello, che avrebbe dichiarato di assistere alla firma di documenti presentati, invece, dai Cinque Stelle già firmati.  Ultimo degli indagati è l’avvocato ed ex militante M5s Francesco Menallo, per la violazione del testo unico regionale in materia elettorale.
L’inchiesta era partita quattro mesi fa e aveva avuto il primo grande risalto mediatico grazie a un servizio delle Iene.