Longevity risk, dobbiamo temerlo?

22 Ottobre 2019, di Titta Ferraro

L’articolo fa parte di un dossier dedicato alla demografia e al nuovo modo di fare consulenza finanziaria pubblicato sul numero di ottobre del magazine Wall Street Italia.

L’onda grigia sta arrivando e l’errore più grande è sottostimarne le implicazioni. Tra poco più di 20 anni, nel 2040, nell’Unione Europea oltre un quarto della popolazione sarà composto da utrasessantacinquenni. Si passerà dal 19,5% del 2017 al 27% del 2040 (stime Eurostat). L’aspettativa di vita è cresciuta esponenzialmente negli ultimi anni e gli sviluppi medici potrebbero addirittura accelerare tale tendenza.
Un problema amplificato dal calo dei tassi di fertilità. La ‘marea grigia’ di pensionati a livello globale dovrebbe crescere a 2,1 miliardi nel 2050 (dagli 1,5 mld del 2017), mentre il numero di lavoratori per ciascun pensionato dovrebbe dimezzarsi da otto a quattro nello stesso arco di tempo.

Siamo pronti ad affrontare questo cambiamento epocale? Probabilmente no. In primo luogo perché la collettività tende a sottostimare l’impatto di tale mutamento demografico. Con l’aspettativa di vita in aumento, risparmiare a sufficienza per avere un reddito adeguato per gli anni della pensione diventa sempre più importante.
Il cosiddetto Longevity risk, ossia ‘rischio di longevità’, non è altro che il rischio potenziale associato all’effettiva durata della vita, che può arrivare a superare significativamente quelle che sono le nostre aspettative. Questa longevità significa che le persone trascorreranno più anni senza lavorare e con risparmi che potrebbero non essere sufficienti a mantenere un tenore di vita adeguato.

 

Secondo un’analisi del World Economic Forum (Wef), il disavanzo di risparmio pensionistico di otto delle maggiori economie mondiali cresce di 28 miliardi di dollari ogni 24 ore e, se non viene fatto nulla per rallentarle, il tasso di crescita raggiungerà i 400 mila miliardi entro il 2050.
Utile a centrare al meglio il fenomeno di cui stiamo parlando è il parallelismo usato da Michael Drexler, head of Financial and Infrastructure Systems del Wef: “L’invecchiamento della popolazione è l’equivalente finanziario del cambiamento climatico”.
Una bomba a orologeria che i governi stanno tentando di disinnescare con innumerevoli riforme previdenziali volte a far slittare in avanti l’età di pensionamento. Secondo l’analisi del Wef, le coperture dovrebbero essere ricavate da più parti (taglio dei benefici offerti dai programmi di sicurezza sociale o aumento delle tasse) o passaggio a sistemi pensionistici collettivi per costruire piani a contribuzione definita (presenti in Canada e Olanda), una struttura che aiuta gli individui a condividere i rischi e ridurre le spese.
Ripensare il concetto di pensione diventa quindi una necessità, con la responsabilità del proprio futuro previdenziale destinata a spostarsi dalle spalle dello Stato a quelle dei singoli individui. Un processo che necessita di un’adeguata alfabetizzazione finanziaria sul Longevity risk.

Muoversi per tempo. Accanto all’inflazione, ai rischi di investimento e di spesa personale, il rischio di longevità può avere conseguenze significative per le persone che vogliano mantenere, anche durante la pensione, un tenore di vita adeguato.
Uno degli errori più comuni è non iniziare abbastanza presto a pianificare la pensione.
Risparmiare l’importo adeguato per quando ci si ritirerà dall’attività lavorativa (la cosiddetta ‘fase di accumulo’) è importante, così come è altrettanto essenziale decidere come gestire le proprie risorse pensionistiche (fase di “decumulazione”).
Ma per quali ragioni le persone potrebbero non comprendere completamente il rischio di longevità o sottovalutarne le implicazioni? In primo luogo, c’è la sottovalutazione delle aspettative di vita, più lunghe, che portano a un aumento del Longevity risk. Sondaggi effettuati in più paesi vedono i cittadini in età di prepensionamento sottovalutare anche di 6-8 anni la propria aspettativa di vita. Conseguentemente, la pianificazione delle necessità finanziarie viene fatta su un orizzonte troppo breve.
C’è poi il fattore incertezza. Non sempre le stime sull’aspettativa di vita tengono conto dei futuri cambiamenti nei tassi di mortalità. Il rischio di longevità per un individuo è molto più incerto, in quanto una volta andato in pensione la statistica può indicare un’aspettativa di vita in media di 85 anni, ma nel singolo caso si può vivere più di 100 anni.

Un’adeguata informazione fa la differenza. Le persone si trovano spesso davanti la prospettiva scoraggiante di fronteggiare una complessa gamma di possibili investimenti e decisioni di spesa quando vanno in pensione. Mercer, società leader globale nella consulenza per le risorse umane, ha selezionato cinque principi chiave per un approccio consapevole al rischio di longevità: adeguatezza, informazione, flessibilità, equità e sostenibilità.
Il primo consiste nel capire e definire un “reddito adeguato” a livello individuale in modo da pianificare di conseguenza la cosiddetta fase di accumulo.
L’informazione è probabilmente il principio più scontato, ma anche quello che fa la differenza. Avere un quadro chiaro del rischio potenziale a cui si va incontro è un elemento decisivo per pianificare al meglio le scelte finanziarie in vista del retirement. Tra queste informazioni possono essere contemplate anche le probabilità di sopravvivere oltre l’aspettativa di vita media, tenendo conto dei previsti futuri miglioramenti nella ricerca medica.
Alla luce della complessità che caratterizza molti prodotti finanziari, è poi importante avere un’adeguata conoscenza dei benefici delle differenti opzioni a disposizione prima e dopo il retirement.
Molti studi accademici, nell’ultimo decennio, suggeriscono come bassi livelli di alfabetizzazione finanziaria possono aumentare il rischio di decisioni non ottimali per quando si abbandonerà il mondo del lavoro. È quindi importante l’aiuto alle persone, per comprendere la pianificazione delle loro attività finanziarie attraverso campagne d’informazione statali, dei regolatori e degli stessi datori di lavoro.

Il principio di flessibilità della regolamentazione, va a riflettere i differenti bisogni pensionistici delle persone e la loro capacità di esercitare una scelta.
Un quadro normativo flessibile dovrebbe anche sostenere l’innovazione da parte dei fornitori di prodotti che ha come risvolto la possibilità per i consumatori di selezionare le soluzioni che meglio riflettono le loro esigenze, sia attuali che future.

Passando al quarto principio, l’equità, Mercer rimarca come i governi e le autorità di regolamentazione devono essere impegnati a garantire che la decumulazione sia ‘giusta’.
Oggetto del contendere, in questo caso, è come la definizione di equità includerà l’allocazione di sgravi fiscali per il reddito da pensione, sia durante l’accumulazione che nella decumulazione.
Allo stesso modo, la ripartizione dei benefici e costi tra le generazioni, è elemento da prendere in considerazione ogni qual volta si intraprende un’attività di riforma del sistema previdenziale.

Quinto e ultimo, la sostenibilità, nel senso di un sistema costruito su basi solide nel lungo termine.
Un sistema sostenibile e stabile, che poggi su un equo sistema intergenerazionale, rappresenta una garanzia per i cittadini di poter serenamente intraprendere una pianificazione finanziaria. Possibili aree di inefficienza possono essere esemplificate in commissioni eccessive, elevate spese di investimento o amministrative e mancato sfruttamento di economie di scala. In questi casi, anche piccole perdite di efficienza possono comportare alla fine grandi perdite di benefici.

Semplificare la complessità. L’avvicinarsi alla pensione mette, pertanto, di fronte a obiettivi complessi e potenzialmente in conflitto. Le priorità fluttuano e le decisioni da prendere sono ancora più difficili in assenza di una consulenza finanziaria di qualità, che fornisca indicazioni sull’adeguatezza dei risparmi in relazione alla longevità attesa.
Esserne consci già prima che si avvicini l’ora X del retirement, rappresenta il vero salto di qualità per affrontare senza patemi d’animo il ‘rischio’ che la vecchiaia sia molto molto lunga, coltivando adeguatamente i propri risparmi nei decenni precedenti.

L’articolo integrale è stato pubblicato sul numero di ottobre di Wall Street Italia. Scopri tutti i contenuti del magazine  adesso in edicola