L’intelligenza artificiale avanza nei servizi finanziari. Reti di consulenza in rosso a Piazza Affari
Fonte: Fineco
L’intelligenza artificiale allunga un’ombra sui titoli delle reti di consulenza finanziaria quotate a Piazza Affari che ieri hanno subito una forte correzione alla Borsa di New York sulla scia dell’ultima innovazione presentata dalla startup privata Altruist, fondata da Jason Wenk, che ha iniziato la carriera in Morgan Stanley, e guidata operativamente da Mazi Bahadori, ex Pimco. La società ha annunciato un nuovo strumento di intelligenza artificiale capace di aiutare i consulenti finanziari a personalizzare strategie fiscali e a generare automaticamente documentazione come buste paga ed estratti conto.
L’annuncio ha immediatamente acceso i riflettori sulla capacità dell’IA di replicare e ottimizzare una parte rilevante dell’attività consulenziale con conseguente riduzione del vantaggio competitivo costruito dai player in materia di efficienza operativa e capacità di personalizzazione. Il mercato ha reagito di conseguenza: ieri, i titoli di Raymond James Financial hanno perso l’8,8%, Charles Schwab è subito una flessione 7,4% mentre LPL Financial ha segnato – 8,3%.
Pesanti anche le ripercussioni sul settore a piazza Affari: in mattinata, tra le principali componenti del Ftse Mib a soffrire di più nelle prime due ore di contrattazioni è stata Finecobank, in calo del 7% a 20,41 euro, seguita da Banca Mediolanum (-5%), Azimut (-4%). Male anche Banca Generali, che ha registrato un andamento analogo, cedendo il 7%.
Efficienza, fee e quote di mercato sotto osservazione
La questione non è il singolo prodotto, ma il possibile trend futuro. Il wealth management ha storicamente difeso margini e valutazioni grazie alla combinazione di relazione personale, complessità regolamentare e gestione fiscale sofisticata. Se una parte crescente di questi processi diventa automatizzabile e scalabile tramite IA, la differenziazione tra operatori potrebbe ridursi e la competizione spostarsi prevalentemente sul prezzo.
“L’incertezza è molto elevata ed è difficile smentire un rischio potenziale»”, ha osservato a Bloomberg Michael Brown di UBS, sottolineando come la vera incognita riguardi l’orizzonte a 12-24 mesi.
In altre parole, non si tratta di un impatto immediato sui conti, bensì di un cambiamento nelle aspettative sul modello di business. Il mercato sta anticipando una possibile ridefinizione dei confini competitivi prima che questa si traduca in numeri di bilancio.
D’altronde, lo sviluppo dell’intelligenza artificiale applicata ai servizi finanziari è in pieno fermento. Una nuova generazione di società sta mettendo a punto soluzioni dedicate al settore: Rogo Technologies punta a creare l’equivalente digitale dell’analista di investment banking, mentre Hebbia si propone come piattaforma di AI per l’analisi avanzata dei dati finanziari. Anche i grandi sviluppatori stanno rafforzando la loro presenza nel comparto: OpenAI ha siglato un accordo con Intuit per integrare applicazioni finanziarie all’interno di ChatGPT.
Il precedente nei software e nelle assicurazioni
Il caso dei wealth manager non è isolato. La scorsa settimana strumenti di AI lanciati da Anthropic, mirati ad automatizzare attività in ambito legale e nella ricerca finanziaria, avevano già provocato vendite nel comparto software e nel credito privato.
Lunedì era stata la volta dei broker assicurativi, dopo il debutto di un comparatore basato su AI da parte di Insurify.
Il filo conduttore è il timore dello snellimento della filiera.
“Gli assicuratori rischiano di essere sostituiti? ChatGPT prenderà il posto dei broker?” sono alcune delle domanda che si chiedono gli esperti di mercato, che invitano alla cautela. Wilma Burdis di Raymond James ha definito la reazione “esagerata”, ricordando che la fiducia personale resta un elemento centrale nella gestione del patrimonio.
Non a caso, alcuni dei comparti colpiti nei giorni precedenti hanno già iniziato a recuperare terreno, segnale che il mercato potrebbe aver reagito in modo più emotivo che strutturale.
Complementarità o sostituzione?
Il dibattito resta dunque aperto. “Da oltre cinque anni la prima domanda che ci poniamo è quali siano opportunità e rischi dell’AI”, ha dichiarato a Bloomberg il CEO di Ares, Michael Arougheti, osservando come la Borsa sembra essersi accorta solo ora della portata potenziale del fenomeno.
La questione di fondo è se l’intelligenza artificiale diventerà uno strumento di supporto che aumenterà la produttività dei consulenti, rafforzandone il ruolo, oppure se ridurrà strutturalmente il bisogno di intermediazione tradizionale. Nel dubbio, gli investitori hanno scelto di prezzare il rischio.