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Con il via libera del Senato, la legge di Bilancio entra nella sua fase finale e passa ora all’esame della Camera dei deputati. Il voto di Palazzo Madama — 110 sì, 66 no e 2 astenuti — arriva dopo l’approvazione della Nota di variazione al bilancio e chiude un iter parlamentare complesso, soprattutto nelle ultime settimane. Il risultato è una manovra più snella rispetto a quelle precedenti del governo Meloni, costruita attorno a un equilibrio delicato tra rigore dei conti pubblici e misure di sostegno a famiglie e imprese.
L’obiettivo principale è chiaro: uscire dalla procedura europea per deficit eccessivo, mantenendo il disavanzo sotto la soglia del 3% del Pil, senza rinunciare agli impegni politici già assunti. Tra questi spiccano il taglio dell’Irpef per il ceto medio e il rinnovo degli incentivi agli investimenti produttivi.
Legge di Bilancio 2026: sul piatto 22 miliardi di euro
Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha quantificato il valore complessivo della manovra in circa 22 miliardi di euro, in aumento rispetto ai 18,7 miliardi iniziali. L’incremento è legato soprattutto all’ultimo maxi-emendamento, che ha rafforzato le dotazioni per Transizione 5.0, Zes unica e adeguamento dei prezzi.
Nel salutare i giornalisti al termine del Consiglio dei ministri, Giorgetti ha rivendicato la bontà dell’impianto: una legge di bilancio che, secondo il titolare del Tesoro, conferma una traiettoria positiva per l’economia italiana e consente al Paese di guardare avanti con maggiore stabilità.
Le misure in pillole
La misura simbolo della manovra è il taglio della seconda aliquota Irpef, che scende dal 35% al 33% per i redditi fino a 50 mila euro. Si tratta del secondo passo della riforma fiscale avviata lo scorso anno e rivolta in particolare al ceto medio.
Accanto alla riduzione delle tasse prende forma una nuova stagione di pace fiscale. Con la cosiddetta rottamazione quinquies sarà possibile sanare cartelle esattoriali dal 2000 al 2023, pagando in 9 anni con 54 rate bimestrali. Durante l’esame al Senato è stato inoltre ridotto il tasso di interesse sulle rate, dal 4% al 3%, rendendo la misura più sostenibile per contribuenti e imprese.
Uno dei capitoli più rilevanti riguarda il contributo del settore finanziario. Tra banche e assicurazioni il gettito complessivo sale a oltre 12 miliardi di euro, circa un miliardo in più rispetto alle previsioni iniziali. Per gli istituti di credito diminuisce la deducibilità delle perdite pregresse nei prossimi anni, mentre viene rimodulato l’aumento dell’Irap, con l’introduzione di una franchigia da 90 mila euro per i soggetti con minore base imponibile. Per le assicurazioni è previsto un acconto dell’85% sul contributo legato ai premi Rc auto e natanti.
Sul fronte dei mercati finanziari, aumenta la Tobin tax: l’aliquota raddoppia sulle transazioni azionarie e sul trading ad alta frequenza, segnalando una linea più rigorosa nei confronti della finanza speculativa.
Ampio spazio è riservato al sostegno alle imprese. Le agevolazioni per Transizione 4.0 e 5.0 vengono prorogate fino al 30 settembre 2028, con un sistema di iper ammortamento particolarmente favorevole per gli investimenti fino a 2,5 milioni di euro. La manovra stanzia inoltre 1,3 miliardi per rifinanziare il credito d’imposta Transizione 4.0, esaurito nei mesi scorsi, e oltre 500 milioni per le aziende che hanno presentato domanda per la Zes unica, rafforzando la leva fiscale per lo sviluppo del Mezzogiorno.
Sul versante lavoro vengono estesi i benefici della tassazione agevolata al 5% sugli aumenti salariali anche ai contratti rinnovati nel 2024, ampliando la platea fino a redditi di 33 mila euro. Confermata per il 2026 anche l’esenzione del 50% dei dividendi riconosciuti ai lavoratori sotto forma di azioni in sostituzione dei premi di risultato.
Più restrittivo, invece, l’intervento sulle pensioni. Stop all’anticipo di vecchiaia tramite cumulo con fondi complementari e tagli crescenti per i lavoratori precoci nei prossimi anni. Cambiano anche le regole sul Tfr, con l’obbligo di versamento al Fondo Inps che si estende progressivamente alle aziende più piccole e con l’introduzione dell’adesione automatica alla previdenza complementare per i neoassunti dal 2026.
Sul fronte immobiliare, il Piano Casa vede risorse ridotte a 200 milioni nel biennio 2026-2027. Cambia la tassazione degli affitti brevi, con aliquota al 21% sulla prima abitazione e al 26% sulla seconda. Sale inoltre a 200 mila euro il valore massimo della casa esclusa dal calcolo Isee nelle città metropolitane. Tra le grandi opere, vengono rifinanziati gli stanziamenti per il Ponte sullo Stretto di Messina, spostando parte delle risorse sugli anni successivi senza modificare il valore complessivo del progetto.