Economia

Verso la finanziaria: il destino di quota 100, detrazioni e 80 euro

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Parafrasando Massimo D’Azeglio: fatto il governo, bisogna fare una politica di bilancio “di governo”. Un’azione, finalmente, coesa. La sfida non è delle più facili. Da un lato, il primo degli impegni programmatici sarà quello di reperire le risorse necessarie per impedire l’aumento dell’Iva previsto dalla precedente Legge di Bilancio, il cui costo è 23 miliardi di euro. A questi, si aggiungono circa 3 miliardi di spese indifferibili. Dall’altro non è così scontato che la nuova concordia fra fra M5s e Pd sia destinata a durare una volta aperto il discorso sulla Legge di Bilancio.

L’obiettivo più ambizioso e politicamente condiviso fra Partito democratico e Movimento 5 stelle è l’abbassamento il cuneo fiscale, per lasciare più soldi in tasca al lavoratore. La sua realizzazione verrebbe introdotta mediante nuovo schema di detrazioni fiscali Irpef. Secondo quanto trapelato dai tavoli di confronto fra i due partiti della nuova maggioranza, il beneficio annuo sarebbe fino a 1.500 euro netti per lavoratore.

A quanto risulta al Sole 24 Ore, il Pd punterebbe a contenere il costo della misura a 15 miliardi, spalmati nell’arco di tre anni, incorporando la detrazione al bonus degli 80 euro introdotti dal governo Renzi – che da solo “vale” ogni anno circa 9 miliardi di euro di spese.
Il taglio al cuneo così congegnato andrebbe a beneficio anche dei lavoratori appartenenti alle fasce di reddito finora escluse dal bonus Renzi, i soggetti incapienti e quelli con un reddito dichiarato superiore ai 26.600 euro. Per quanti hanno percepito gli 80 euro, il piano offrirebbe un vantaggio più modesto, con una cifra massima di 120 euro circa destinata a sostituirsi al precedente bonus. Per quanto riguarda gli incapienti, il bonus verrebbe erogato sotto forma di credito d’imposta. Se il tetto del nuovo sconto fiscale, come ventilato, venisse fissato fino alla soglia dei 55mila euro di reddito annuo, i beneficiari si aggirerebbero intorno ai 20 milioni di lavoratori.

Dove trovare le risorse: il fronte dei tagli

Il programma giallorosso, in continuità con l’intenzione già manifestata dall’ex ministro dell’Economia Giovanni Tria, comprende il riordino delle cosiddette tax expenditures: vale a dire l’universo di deduzioni e detrazioni fiscali. Con una differenza cruciale: se prima rimuovere parte delle agevolazioni fiscali era uno dei presupposti necessari all’introduzione di un’aliquota sostitutiva per l’Irpef (“flat tax”), la nuova destinazione di quelle risorse agirebbe sulla medesima imposta sotto forma di detrazioni.

Dalle tax expenditures, secondo quanto riportato da Italia Oggi, i tecnici del ministero dell’Economia hanno stimato risparmi disponibili fino a 10 miliardi di euro. La selva di 513 agevolazioni fiscali, si potrebbe “potare” attraverso l’aumento delle franchigie necessarie per poterle richiedere oppure innalzando i redditi al di sopra dei quali non possono essere più utilizzate, spiegano dal ministero. Stando alle dichiarazioni dei redditi del 2018, le tax expenditures hanno prodotto 104,5 miliardi di benefici ai contribuenti e altrettante spese per lo stato. Ricavare 10 miliardi da questa voce, dunque, ne ridurrebbe il costo per lo Stato di meno di un decimo .

L’altro capitolo che potrebbe essere aperto sui tagli, questa volta in piena discontinuità con il precedente esecutivo, è quello di Quota 100. Il programma giallorosso non cita apertamente una revisione o una abolizione della misura (il che potrebbe preannunciare la prima lite fra i due nuovi alleati di governo). Nondimeno appare chiara la contrarietà del Pd a questo provvedimento il cui costo già stanziato per il 2021 tocca gli 8,6 miliardi di euro. Il partito di Nicola Zingaretti ha già manifestato la volontà di sostituire Quota 100 tramite un prolungamento dell’Ape sociale, che consente il pensionamento anticipato solo particolari categorie professionali ritenute più vulnerabili. Secondo le stime citate dal Sole 24 Ore, da una chiusura anticipata della finestra aperta con Quota 100 (che ha durata triennale), si potrebbero ricavare – al netto dell’estensione dell’Ape Social – 6,5-7 miliardi. Altri 2,5-3,5 miliardi verrebbero poi risparmiati grazie al volume delle domande presentate, inferiori del 30% rispetto al previsto. Si tratta, comunque, di cifre che inizierebbero a essere utilizzabili solo dalla finanziaria dell’anno prossimo.

Resta da capire fino a che punto il M5s sarà disposto a rinunciare sul fronte previdenza per finanziare le misure di segno “espansivo” senza “compromettere l’equilibrio di bilancio”, come recitano le linee di indirizzo condivise fra i due partiti.