Lazard FM: la ricetta per il giusto mix di portafoglio

16 Aprile 2019, di Alessandro Piu

Laura Nateri managing director e country head Italia spiega a WSI lo stile di gestione e le strategie di sviluppo della società

Dott.ssa Nateri, nel primo trimestre dell’anno il bilancio dei mercati finanziari globali è stato positivo. Le preoccupazioni dei mesi precedenti sembrano passate. È davvero così? Quali strategie ritenete più adatte nell’attuale scenario?

«Nonostante i toni positivi della prima parte dell’anno, ci attende uno scenario complesso con incognite di cui ancora non è possibile prevedere gli esiti. In questo contesto riteniamo che la gestione attiva possa fare la differenza, individuando opportunità di investimento in grado di offrire il giusto mix di rischio/rendimento in questi mercati e in prospettiva di un diverso ciclo economico. Interessanti, dal nostro punto di vista, le soluzioni che dando un’ampia delega al gestore nella scelta dell’asset allocation riescono a essere diversificate e agili, per adattarsi ai diversi scenari, come Lazard Patrimoine. Strategia di investimento flessibile, con una quota di azioni che può variare tra 0% e 40%, la possibilità di assumere posizione corte di duration e un meccanismo automatico di hedging che consente di contenere la volatilità.
Parlando di singole asset class, continuiamo a vedere opportunità sui mercati azionari dove un approccio di lungo termine, focalizzato su società globali che abbiano posizioni di leadership nel mercato e significativi vantaggi competitivi – universo che definiamo Global Franchise – può offrire rendimenti più coerenti per gli investitori in diverse condizioni di mercato. In un’ottica absolute return pensiamo che includere nell’asset allocation strategie alternative, come il nostro Lazard European Alternative Fund, possa contribuire a calmierare gli effetti di incremento di incertezza e volatilità sui mercati».

Al Salone del risparmio avete parlato di “giusto mix di portafoglio”.  Qual è la ricetta per ottenerlo?

«Possiamo racchiudere la ricetta in quattro parole chiave: condizioni, equilibrio, dinamicità e flessibilità. Nella costruzione del giusto mix di portafoglio bisogna partire dalle condizioni di mercato, correnti e future. In virtù di queste si deve costruire un portafoglio equilibrato in termini di rischio/rendimento: non vale la pena prendere rischi inutili. All’equilibrio deve affiancarsi il dinamismo, per modificare rapidamente l’allocazione di portafoglio e rispondere ai movimenti di mercato repentini. Infine è molto importante la flessibilità, ossia la possibilità di allocare risorse su diverse asset class all’interno di un universo investibile ampio».

È la ricetta che caratterizza lo stile di gestione di Lazard FM?

«Non esiste una sola ricetta, ma esiste un denominatore comune in tutte le nostre strategie: la gestione attiva. I nostri investment managers adottano un approccio rigoroso, basato sulla ricerca fondamentale, per costruire portafogli high convinction e concentrati. In Lazard Fund Managers analisti e gestori lavorano a stretto contatto ma mantenendo la loro indipendenza nelle valutazioni. Questo garantisce un’ampia diversità di vedute e una maggiore articolazione nell’analisi, che ci piace definire “glocal”. Come recita un nostro slogan “local knowledge on a global scale”. I nostri team locali riescono a cogliere le specificità dell’area geografica in cui lavorano ma poi si muovono all’interno di una struttura di analisti e di ricerca globale».

Come si compone la vostra gamma prodotti?

«Oltre il 70% degli asset che gestiamo è sui mercati azionari, dove le strategie Global Equity rappresentano il 33%, quasi il 19% è investito sui emergenti e l’11% in US equities. Al di là dell’equity stiamo lavorando per sviluppare soluzioni di investimento multiasset, utilizzando diversi approcci. sia tradizionali che più innovativi, basati sull’uso di modelli quantitativi e tecniche di analisi dei dati molto sofisticate. Nel reddito fisso ci siamo concentrati su strategie dove la nostra ricerca può aggiungere valore, come le convertibili, dove vantiamo uno dei migliori team a livello globale, i subordinati finanziari e i mercati emergenti obbligazionari. Lunga, infine, la tradizione di Lazard FM sugli alternativi: in quest’ultimo caso il nostro approccio è ricercare team specializzati, portarli nel perimetro del gruppo salvaguardandone l’indipendenza. Cerchiamo di creare tutte le condizioni perché rimangano coerenti con il loro stile di gestione».

Quale sarà la strategia di sviluppo di Lazard FM nei prossimi anni, tenendo anche conto del nuovo contesto disegnato dalla Mifid 2?

«Il nuovo quadro normativo sta imponendo un cambiamento del modello di business nella nostra industria. Assistiamo a uno spostamento delle logiche distributive verso modelli più guidati, dove il modello di servizio diventa prevalente rispetto alla produzione. Diventano sempre più strategiche le partnership, che possano amplificare le opportunità di collaborazione reciproca e gettare le fondamenta per uno sviluppo sostenibile del business. Il mercato italiano rappresenta un mercato importante per lo sviluppo di Lazard Fund Managers, dove pensiamo di poter contribuire offrendo una gestione di qualità e un brand solido»

Recentemente avete nominato due nuovi responsabili per gli investimenti sostenibili.  In questo ambito di investimento si è scatenata una vera e propria gara. Come distinguersi dagli altri?

«L’approccio Esg agli investimenti è vero e proprio un cambiamento culturale, non è solo una moda e sta diventando parte integrante dei processi di investimento. L’industria dell’asset management può giocare un ruolo chiave in questo cambiamento, esercitando un’influenza sulle società in cui investe per migliorare i comportamenti non coerenti con uno sviluppo sostenibile. La recente nomina di due co-heads of sustainable investment and Esg è la conferma dell’attenzione di Lazard Fund Managers per questi temi, sui cui stiamo adottando una visione olistica: al di là, infatti, di un fondo marcatamente Sri, tutte le nostre strategie hanno incluso i fattori Esg come elementi di valutazione del rischio del portafoglio».

L’articolo integrale è stato pubblicato sul numero di aprile del magazine Wall Street Italia.