Lavoro: prospettive di carriera, ma non solo. Cosa cercano gli italiani a caccia di occupazione

16 Dicembre 2020, di Mariangela Tessa

Prospettive di carriera, ma anche formazione e presenza di una cultura aziendale che sproni all’eccellenza. Sono questi alcuni degli aspetti che i dipendenti italiani che apprezzano di più quando cercano lavoro.  A dirlo è l’ultimo sondaggio condotto da Glickon, azienda italiana che si occupa people experience e analytics dedicate alle HR e al management, su oltre 6.000 intervistati per capire cosa spinge gli italiano ad abbandonare la propria posizione lavoro e cosa cercano in un potenziale datore di lavoro.

Ecco i risultati:

Prospettive di carriera: fondamentali per trattenere i talenti

Glickon ha individuato 15 possibili cause che portano un dipendente ad abbandonare il proprio posto di lavoro. Tra i fattori che influiscono sulla scelta di cambiare lavoro, in prima posizione si colloca l’assenza di una prospettiva di carriera, scelta dal 32,7% delle figure senior e da oltre il 40% delle figure junior (41,3%).

Sul podio troviamo anche lavoro poco stimolante (per il 23,3% dei senior e 32,7% dei junior) e clima aziendale negativo (21,3% dei junior e 28% dei senior).

Nelle ultime posizioni troviamo invece la prossimità della scadenza del contratto, il bisogno di lavorare maggiormente in team e la scarsa autonomia e flessibilità, che non superano il 6% nelle priorità di chi decide di cambiare lavoro, indipendentemente dal diverso grado di esperienza.

La cultura aziendale deve spronare all’eccellenza

Far parte di un’azienda la cui cultura ispiri i dipendenti a fare del loro meglio è uno degli elementi più di valore nella valutazione di un potenziale datore di lavoro.

Se la cultura aziendale è al primo posto per il 23,4% delle figure junior, la percentuale sale al 26,8% quando si tratta di persone con oltre 15 anni di esperienza nel mondo del lavoro.

Junior e senior: prospettive diverse

Per le figure junior, con meno di 5 anni di esperienza, fondamentali per scegliere un’azienda sono anche l’investimento in formazione (14,4%), la sensazione che il lavoro sia sfidante (13,9%) e le opportunità di carriera (13%).

Cambiano le priorità invece delle figure senior, che dopo la cultura aziendale, quando si tratta di scegliere una nuova azienda, ricercano soprattutto un buon equilibrio tra lavoro e vita privata (13,6%), la possibilità di avere un ruolo che ha impatto diretto sui risultati aziendali (12,3%) e nuove sfide lavorative (11%).

Lo smart working vince: la vicinanza casa-lavoro non è più importante

L’incremento dello smart working dell’ultimo anno ha reso la vicinanza alla propria abitazione un fattore determinante per meno dello 0.5% degli intervistati.

Ai giovani interessano poco anche la stabilità e la sicurezza del lavoro e la flessibilità nella gestione delle modalità di lavoro e tempo, rispettivamente scelte dallo 0,86% e 0,92% degli intervistati.

Tra le figure senior risulta invece poco appealing la mission aziendale caratterizzata da uno scopo virtuoso, indicato come prioritaria durante la scelta solamente dall’1%.