La Spagna come Detroit?

23 Luglio 2013, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Proprio nel giorno in cui l’economia della Spagna pare dare segnali di miglioramento, vale la pena analizzare la situazione drammatica in cui ancora versa il paese del Sud d’Europa, nonché quarta forza economica dell’area euro dietro all’Italia.

Il primo ministro Mariano Rajoy, che deve fare i conti in patria con problemi giudiziari, ha promesso che il paese uscirà dalla fase di recessione nel trimestre in corso.

Ma le finanze della nazione sono ancora disastrate, i prezzi delle case continuano a calare e le entrate fiscali rispetto al Pil sono sui peggiori livelli di tutta l’Unione Europea.

Ma è sul fronte della disoccupazione – quella giovanile è alle stelle – che Madrid fa peggio di tutti i paesi vicini. Le persone senza un lavoro sono 6 milioni e 200 mila, quasi un terzo dei disoccupati in Europa.

Il tasso di disoccupazione raggiungerà il 28% l’anno prossimo e se il governo non riuscirà a uscire indenne dallo scandalo sui finanziamenti illeciti al Partito Popolare, il discorso alla nazione che Rajoy terrà in agosto sulle condizioni politiche ed economiche dello Stato, potrebbe essere la miccia a fare scoppiare le rivolte.

Secondo le stime di Bloomberg, l’economia subirà una contrazione dello 0,3% e non dello 0,1% nel secondo trimestre e difficilmente tornerà a crescere quest’anno. Negli ultimi cinque anni il Pil ha subito un calo per ben 15 trimestri. I numeri ufficiali del governo verranno pubblicati il 30 luglio. Sempre questo mese, l’indice PMI dei servizi dovrebbe restare sotto la quota 50, che divide una fase di contrzione da una di espansione.

Alla luce di queste considerazioni, viene da domandarsi se la Spagna non sia destinata a fare la fine di Detroit, la culla dell’industria automobilistica americana le cui finanze hanno fatto crac, costringendo la municipalità a fare ricorso all’amministrazione controllata.