La gente non è preparata alla pensione

30 Maggio 2018, di Alessandra Caparello

NEW YORK (WSI) – Il mondo non è pronto per andare in pensione. Titola così un articolo di Bloomberg che riporta i dati di un sondaggio fornito dall’Aegon Retirement Readiness Survey 2018 che con sole tre domande ha misurato l’educazione finanziaria di circa 16mila persone in 15 paesi in tutto il mondo e ha rivelato come buona parte è del tutto impreparata e non conosce i concetti base della finanza.

Oltre all’analfabetizzazione finanziaria – che porta a grandi conseguenze per la propria sicurezza futura – nel sondaggio di Aegon si chiede ai lavoratori quali possono essere i fattori che incideranno sui loro futuri piani previdenziali. Ebbene la risposta è emerso che a influenzare la futura pensione e i piani di pensionamento dei lavoratori sono i tagli ai benefici previdenziali decisi dai governi.

In sostanza si andrà o meno in pensione, prima o più tardi – dice la maggioranza degli intervistati – a seconda dei tagli ai benefici previdenziali decisi dalle autorità. È una risposta data soprattutto in Brasile e Ungheria, dove hanno risposto così circa il 53 per cento.

A influenzare i piani previdenziali la preoccupazione per lo sviluppo di malattie come l’Alzheimer o la demenza senile (citata dal 33% a livello globale). La percentuale più alta di persone che citano il proprio stato di salute come fonte di preoccupazione a livello previdenziale è in Spagna (53%), seguita dagli Usa (31%). Il sondaggio ha rivelato che in genere i lavoratori prevedono di andare in pensione verso i 65 anni.

La realtà che fa riflettere – dice Catherine Collison, direttore esecutivo dellAegon Ceneter for Longetivity and Retirement  – è che il 39% dei pensionati si ritira dal mondo del lavoro prima del previsto. Di questi il 30% ha smesso di lavorare prima di quanto aveva programmato per motivi di salute e il 26% a causa della disoccupazione e perdita del posto di lavoro. In genere, dice Collison, i lavoratori non sembrano riconoscere l’enorme impatto che avranno molto probabilmente sui loro piani pensionistici i cambiamenti della forza lavoro, la tecnologia  e il clima.