La Fed non teme la recessione, sfodera il suo lato “falco”

7 Aprile 2022, di Mariangela Tessa

La Fed non teme la recessione. Al contrario, si dice pronta a una serie di rialzi dei tassi da mezzo punto percentuale per combattere l’inflazione “davvero troppo alta”, secondo Lael Brainard, componente del Consiglio dei governatori della Banca centrale statunitense, e Patrick Harker, presidente della Fed di Philadelphia. In vista anche una drastica riduzione del suo bilancio, schizzato con la pandemia a quasi 9.000 miliardi di dollari. È quanto emerge dai verbali della riunione del 15 e 16 marzo, che confermano una Fed falco, mai così aggressiva dal 1994.

“Diversi partecipanti ritengono che uno o più rialzi da mezzo punto potrebbero essere appropriati nelle prossime riunioni se le pressioni dell’inflazione resteranno elevate o si intensificheranno”, si legge nei verbali dai quale emerge che molti all’interno della banca centrale erano favorevoli a un ritocco di mezzo punto già alla riunione di marzo, quando la Fed ha alzato i tassi per la prima volta in tre anni.

La banca centrale ha però alla fine optato per una stretta da un quarto di punto alla luce dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia.

Verso una riduzione del bilancio

Per combattere il caro-prezzi la Fed intende usare anche il processo di riduzione del suo bilancio a una velocità massima da 95 miliardi di dollari al mese – 60 miliardi di Treasury e 35 miliardi di morgage-backed security -, ovvero quasi il doppio della volta precedente. Il processo potrebbe iniziare il prossimo mese e potrebbe tradursi in una riduzione da oltre 1.000 miliardi l’anno.

Mercati nervosi

L’accelerazione della Fed innervosisce gli investitori, convinti che la banca centrale si sia resa conto di essere in ritardo sull’inflazione e quindi voglia recuperare. In particolare, si teme che l’azione della Fed, che sarebbe pronta ad alzare i tassi di 50 punti base al termine delle prossime tre riunioni, possa causare un rallentamento dell’economia: la paura diffusa è che passare da una politica monetaria altamente espansiva a una meno accomodante in un contesto come quello attuale in cui domina l’incertezza rischia finisce per raffreddare troppo l’economia. Deutsche Bank è stata la prima, due giorni fa, a parlare apertamente di recessione nel 2023.

Ieri, intanto,  Wall Street a chiuso con il Dow Jones in calo dello 0,42%, il Nasdaq del 2,22% e lo S&P 500 dello 0,97%.