La Fed lascera’ i tassi Usa invariati fino a giugno 2013. Alert: ‘sindrome giapponese’

9 Agosto 2011, di Redazione Wall Street Italia

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Per la prima volta nella storia economica americana Ben Bernanke, presidente del board della banca centrale degli Stati Uniti, riunito oggi a Washington, parla di un periodo di tempo prefissato, meta’ 2003, durante il quale i tassi Usa rimarranno fermi tra 0,0% e 0,25%, cioe’ al minimo storico a cui sono dall’ottobre 2008, ovviamente per fronteggiare la crisi economica e finanziaria della super-potenza. Bernanke punta cosi’ ad esstendere la politica monetaria accomodante oltre l’anno elettorale, il 2012, in cui si votera’ per il nuovo mandato presidenziale alla Casa Bianca.

Tre governatori del Fomc (Federal Open Market Committee) hanno espresso il loro dissenso votando contro (caso raro, non accadeva dal 1992). La decisione di mantenere “tassi eccezionalmente bassi” per altri 22 mesi e’ comunque lo stimolo anti-crollo che il mercato aspettava in gloria. La Fed pero’ specifica anche che non ci sara’ nessun QE3, cioe’ la manovra di immissione di liquidita’ suppletiva tramite acquisto di bond nota come Quantitative Easing n.3, dopo la 1 e la 2, finite a giugno. Con l’annuncio di oggi, i giochi sono finiti qui.

Reazione a Wall Street, euforica: Dow Jones +4%,S&P500 +4,7% (maggior rialzo dal marzo 2009), Nasdaq +5,3, Treasuries in forte rialzo e i rendimenti ai minimi storici (vedi dettagli in Insider), anche se con volatilita’ selvaggia sia sull’azionario che sull’obbligazionario, un range di oltre 600 punti per il Dow Jones tra rialzi, crolli a -260 e finale in forte rally. Di fatto pero’ il quadro descritto dalla Fed e’ impietoso: l’America non crescera’ per almeno altri 22 mesi. E anzi, rischia di rallentare molto piu’ delle stime. Recessione? Sembra uno scenario identico a quello in cui si trova da 20 anni l’econmia del Giappone. Stallo, depressione, tassi infimi ed enorme debito pubblico. Wall Street sembra molto miope a celebrare senza considerare gli effetti nel medio-lungo termine che la Fed sembra voler descrivere nel comunicato.

In sostanza il quadro macro dell’economia Usa non e’ incoraggiante. La crescita dell’economia Usa fino a questa prima parte dell’anno e’ stata “considerevolmente piu’ bassa del previsto”, si legge nel comunicato Fed. La banca centrale si aspetta “nei prossimi trimestri” un “passo della ripresa piu’ lento”. Anche il mercato del lavoro e’ stato “piu’ debole delle aspettative”.

Gli indici azionari Dow Jones e S&P hanno reagito alla notizia schizzando al rialzo, con il Nasdaq a +1,9%. Ma i primi sell hanno cominciato a materializzarsi subito dopo, con il Dow Jones in calo -0,8% venti minuti dopo il comunicato Fed. Motivo: in base alla constatazione che il quadro fornito dalla Federal Reserve sull’economia americana e’ ancora molto grigio, e non promette nessun miglioramento sostanziale sul fronte occupazione e crescita almeno per i prossimi due anni.

Ricapitolando, la Federal reserve, al termine della riunione dell’Fmoc, con sette voti favorevoli e tre contrari, ha deciso di lasciare invariati i tassi d’interesse statunitensi tra lo 0,0% e lo 0,25%. Per la Fed i rischi per l’economia sono aumentati. “Per promuovere la ripresa dell’economia e mantenere l’inflazione a livelli consoni al suo mandato – si legge nel testo diffuso al termine della riunione – l’Fmoc ha deciso oggi di lasciare il range dei tassi federali tra lo 0 e lo 0,25%”.

In particolare, la Fed spiega che “gli indicatori mostrano un deterioramento delle condizioni del mercato del lavoro e un rialzo del tasso di disoccupazione. La spesa per consumi e’ debole e gli investimenti in struttuture non residenziali ristagna, mentre il settore immobiliare rimane depresso”. La Fed stima ora “un ritmo leggermente piu’ lento per la ripresa nei prossimi trimestri, rispetto a quanto si prevedeva nella riunione dell’Fmoc precedente e prevede che il tasso di disoccupazione scendera’ solo gradualmente verso livelli in linea con il suo doppio mandato”.

L’Fmoc prevede inoltre che “le condizioni economiche, tra cui il basso tasso di utilizzo delle risorse e una prospettiva di un livello di inflazione moderato nel medio periodo, siano tali da giustificare livelli eccezionalmente bassid ei tassi d’interesse, almeno fino alla meta’ del 2013”.

Enorme movimento sui titoli del Tesoro Usa, con prezzi in forte rialzo e rendimenti ai minimi assoluti, dettagli per gli abbonati in Insider/Target News. Qui basti dire che il tasso del Treasury a 10 anni e’ sceso ad un certo punto di 28 punti base al 2.03%. Lo spread WSI/Ita (cioe’ il differenziale tra il btp e il Treasury a 10 anni calcolato da WSI) e’ arrivato a 288 punti base.