La Bce vede la “recessione invernale”, ma i “tassi devono salire ancora”

13 Gennaio 2023, di Mariangela Tessa

L’economia dell’area euro potrebbe essere nel pieno di una recessione, anche di lieve entità. Sono le previsioni della Bce che, nell’ultimo bollettino economica, ha anticipato una contrazione dell’economia nel quarto trimestre del 2022 e nel primo del 2023.
La colpa e della “crisi energetica“, ma non solo. L’arretramento dell’economia è dovuta anche all’elevata incertezza, all’indebolimento dell’attività economica mondiale e alle condizioni di finanziamento più restrittive“. I rischi sono “orientati al ribasso”, ma “una eventuale recessione” – unica consolazione – “sarebbe relativamente breve e di lieve entità”. Segnali positivi, secondo l’istituzione guidata da Christine Lagarde, arrivano anche dall’occupazione aumentata dello 0,3% nel terzo trimestre e, dalla disoccupazione che si è portata al nuovo minimo storico del 6,5% a ottobre.

Le prossime mosse della Bce

La recessione economica non sembra tuttavia una motivo sufficiente per mettere uno stop al rialzo del costo del denaro. I tassi di interesse devono “ancora aumentare in misura significativa a un ritmo costante” per raggiungere livelli sufficientemente restrittivi da assicurare un “ritorno tempestivo dell’inflazione” all’obiettivo del 2% nel medio termine, ha spiegato l’istituto di Francoforte.

Se l’anno appena concluso ha fatto segnare un rialzo generalizzato dei prezzi come non si vedeva da metà anni ’80 (+8,4% il consuntivo a fine 2022 per l’area Euro), quello appena iniziato non andrà poi così lontano da questi livelli: +6,3% secondo le stime della Banca centrale europea, che ha rivisto al rialzo le precedenti previsioni, pubblicate a settembre, segno che il surriscaldamento non è affatto raffreddato, nonostante i ripetuti rialzi dei tassi. Solo nel 2025, per l’Eurotower, è prevedibile una discesa ai livelli desiderati (perché vicini all’obiettivo del 2% stabilito dallo Statuto).

Lo spread è sceso nonostante il rialzo dei tassi

L’Eurotower ha quindi conferma che da marzo il portafoglio dei bond acquistati negli anni col programma APP (Asset Purchase Programme) “sarà ridotto a un ritmo misurato e prevedibile” pari a 15 miliardi di euro al mese, in media, fino alla fine del secondo trimestre del 2023 e verrà poi determinato nel corso del tempo.

Analizzando l’andamento dei mercati finanziari, con particolare attenzione su Italia e Grecia, la Bce ha poi rilevato che nel periodo tra settembre e metà dicembre 2022, “i tassi di interesse a più lungo termine sono cresciuti, nel complesso, solo lievemente” e “i differenziali sui titoli di Stato si sono ridotti” smentendo di fatto chi temeva un’impennata degli spread fra annunci di rialzi dei tassi e smantellamento del QE. “I differenziali sui titoli di Stato italiani e greci a dieci anni – spiega l’istituzione centrale – sono scesi, rispettivamente, di 18 e 22 punti base”.