L’Italia diventerà il Giappone dell’Europa?

23 Settembre 2013, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Ma l’Italia è destinata a diventare il Giappone dell’Europa? E’ la domanda che si pone il giornalista Federico Fubini, in articolo pubblicato su Project Syndicate.

“Da quandi la crisi economica globale è iniziata nel 2008, il Pil italiano si è contratto di quasi l’8%, quasi un milione di lavoratori ha perso il proprio posto di lavoro, i salari reali hanno fatto fronte a una pressione crescente. Il fattore che più colpisce dell’Italia è quello che non è accaduto: i cittadini non si sono riversati nelle strade pretendendo riforme. Per tutto il tempo della crisi (a parte qualche manifestazione), la società italiana è rimasta praticamente stabile.

L’esperienza del Giappone – paese caratterizzato da stagnazione economica per molti anni – offre una lezione importante per quei paesi democratici colpiti dalla crisi che presentano una popolazione che invecchia.

Nei “decenni perduti” del Giappone, i governi che si sono succeduti nel paese hanno permesso al debito pubblico di schizzare a livelli record, e si sono rifiutati di affrontare i problemi strutturali dell’economia. Il punto, sottolinea Fubini, è che i leader non hanno avuto grandi incentivi a cambiare la situazione, visto che gli elettori sono rimasti praticamente tranquilli, e non hanno fatto nulla per costringere le autorità politiche ad agire.

L’Italia, sotto questo punto di vista, assomiglia più al Giappone, che non alla Grecia, alla Spagna, al Portogallo e all’Irlanda: lì le proteste ci sono state, e sono state vere; la gente è scesa per le strade, ha mostrato tutta la propria rabbia. Anche in Svezia ci sono state forti proteste, così come nel Regno Unito nel 2011.

C’è poi la questione dell’invecchiamento della popolazione: “il Giappone è il paese tra i più vecchi al mondo, con una percentuale della popolazione di circa il 40% che ha più di 54 anni e una metà media di 45,8 anni. L’Italia ha la terza popolazione più vecchia al mondo, con il 33% degli cittadini che ha almeno 55 anni, a fronte di un’età media di 44,2 anni. Così come in Giappone, i più anziani dispongono di grandi risparmi. Nella regione del Piemonte, per esempio, coloro che hanno risparmi per un valore di almeno 350.000 euro hanno 66 anni, in media”, scrive Fubini.

“Il malessere del Giappone, così come quello del Giappone, si è acuito con la crescita della disparità generazionale. Laddove i cittadini ricevono benefici sul fronte degli affitti dal calo dei prezzi per i beni e i servizi, i produttori (e produttori potenziali) non ne beneficiano”.

Il risultato è che il sistema fiscale italiano volge a favore di chi risparmia. “Mentre sui guadagni capitali che derivano dal possesso dei bond italiani la tassa è pari al 12,5%, gli imprenditori che rischiano il proprio capitale lanciando nuove attività sono colpiti con tasse pari al 50% circa”.

“Gli ultimi sviluppi in Giappone offrono una ragione per sperare. Sebbene i risultati dell'”Abenomics” debbano ancora essere visti, il mandato (del premier Shinzo Abe), volto a ridare lustro all’economia giapponese, stagnante da tanti anni), ha funzionato. La domanda, per l’Italia, è quale tipo di shock sarebbe necessario perchè gli italiani pretendano un’azione simile”. ù

Una cosa è certa: “fino a quando gli italiani non pretenderanno che i loro leader facciano fronte alle sfide economiche invece di aspettare che queste si spengano da sole, l’Italia sarà destinata al decennio perduto in stile giapponese…o a due decenni”.