L’ex Cav tenta di accalappiare il M5S

1 Novembre 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Il telefono squilla una mattina di agosto. Paolo Becchi, una cattedra all’Università di Genova e una qualifica, guadagnata sul campo, di “ideologo” del Movimento Cinque Stelle, risponde. È un vecchio contatto, finito in cantina da quando ha smesso di collaborare con Libero e si è buttato sul blog di Beppe Grillo. Va dritto al sodo: “Professore, davvero ci sono 20 grillini pronti a votare la fiducia a Letta?”.

Dall’altro capo del telefono c’è Silvio Berlusconi. Il leader Pdl, all’epoca fresco di condanna in Cassazione, tuona contro il governo e si è messo a fare i conti con il pallottoliere. Rispolvera il vecchio feeling con il professore genovese e tenta manovre di avvicinamento con quelli che, evidentemente, considera i suoi diretti concorrenti. Ci aveva provato già in passato, tentando con il tramite di Antonio Ricci. Nulla di fatto.

Ad agosto riprova con Becchi: vuole incontrare Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio. Niente, nemmeno questa volta. I due lo rimbalzano. E lui, al telefono con “l’ideologo”, si mette a discutere di comunicazione: “Tra la Rete e la tv, le televisioni sono ancora più forti. Però avete ragione voi, il futuro è vostro”. Ci sperano, a Genova e a Milano. E sanno che se vogliono tentare il colpaccio, devono tenersi il più possibile alla larga dal faccione tirato di Silvio.

Per questo si è deciso di evitare ogni fuga di notizia sulla telefonata agostana. Peccato che sia stato l’ex premier, nelle settimane scorse, a raccontare l’episodio durante una cena a palazzo Grazioli, finito poi in un pezzo del Corriere della Sera. Becchi non conferma, si nega al telefono e pare che il fastidio dei leader sia arrivato al punto di chiedere al professore di evitare le ospitate in radio e tv.

[ARTICLEIMAGE] In compenso, è a lui che hanno affidato la guida del pool di giuristi incaricato di trovare appigli per l’impeachment a Napolitano. Terreno su cui – secondo alcune indiscrezioni – Cinque Stelle e Pdl potrebbero trovare punti di convergenza. La messa in stato d’accusa firmata dal Movimento potrebbe essere una ottima arma per i falchi vogliosi di vendicarsi del trattamento riservato dal Colle a Berlusconi. Boomerang o opportunità?

Nelle stanze del M5S non sanno ancora dare una risposta. Di certo, la platea degli elettori di centrodestra che rimarranno orfani dopo la decadenza di Berlusconi è una delle più appetitose per i Cinque Stelle. Lo sa Grillo che sceglie di parlare “alla pancia delle persone” sui temi dell’immigrazione. E lo sa Casaleggio, da tempo innervosito dall’interesse degli eletti per i temi dei diritti civili. Matrimonio gay, aborto, divorzio breve, cambio di sesso, testamento biologico: sono alcuni delle proposte di legge presentate da M5S.

Tutte fuori dai 20 punti, tutte destinate a creare scompiglio (basta vedere il caos che ha creato, nel Movimento romano, la visita alla Santa Sede di alcuni parlamentari), tutte ipotesi di rovinosa deriva a sinistra. Mentre i leader affinano strategie per il futuro, al Senato mettono sul tavolo problemi più stringenti. Martedì sera, prima della partenza di Grillo, la senatrice Laura Bignami, accompagnata da una pattuglia di una decina di colleghi, ha scatenato la sua furia contro lo “scandalo” che si sta verificando nelle stanze dei Cinque Stelle.

Una mini parentopoli – il caso già noto è quello della senatrice Barbara Lezzi, che avrebbe chiamato a lavorare la figlia del suo compagno – giudicata insostenibile. Le regole del Movimento vietano rapporti di lavoro con mogli, mariti, figli, madri e sorelle. Ma fuori dai legami ufficiali, può succedere di tutto. Grillo ha detto che hanno ragione, che cose del genere non se le possono permettere. La Bignami e gli altri non si fidano: vediamo, dicono, se li caccia.

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