Società

L’Europa si mobilita contro l’austerità

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Roma – Per domani mercoledì 14 novembre la Cgil (senza Cisl e Uil) ha indetto uno sciopero generale nazionale di quattro ore, con manifestazioni in 100 città italiane. L’iniziativa, fatto assai raro, si inserisce nella giornata di mobilitazione continentale contro le politiche di austerità organizzata dalla Ces, la Confederazione europea dei sindacati.

“Manifestazioni e scioperi in alcuni paesi – afferma la segretaria generale della Ces Bernadette Ségol –, azioni di solidarietà in altri dove non vi è stato il tempo d’organizzare azioni più visibili. Non va dimenticato, del resto, che questa mobilitazione generale è stata decisa in tempi molto rapidi, soltanto nella seconda metà di ottobre”. Una dichiarazione sconcertante: di fronte a una crisi che imperversa da anni come si può dire che è mancato il tempo per organizzare una risposta adeguata? Tant’è.

Lo slogan dei sindacati è comunque esplicito: Per il lavoro, la solidarietà e l’equità. Contro le politiche di tagli che portano l’Europa al declino”. “Non si deve più aspettare a contrastare la politica di austerità e rigore che l’Europa impone a tutti gli stati” ha detto il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso che domani terrà il comizio a Terni, aggiungendo che “La mobilitazione della Ces è un appuntamento molto importante per rispondere alle politiche di austerità che creano disoccupazione e peggiorano le condizioni di vita di milioni di persone in tutta Europa. Bisogna rispondere subito cambiando le politiche”.

La risposta dei sindacati è doverosa anche se c’è il rischio di ripetere un rito di scarsa efficacia sul piano dei risultati perché, in effetti, i contenuti restano assai vaghi. In quale modo il sindacato intende contrastare l’austerità? E di quale austerità sta parlando? Non basta dire ai lavoratori: “cercate su internet “.

Ben altra chiarezza e spessore politico emerge dall’intervento di Enrico Berlinguer su “L’austerità leva dello sviluppo” fatto nel gennaio 1977 al teatro Eliseo di Roma nel convegno “Il Pci e gli intellettuali”.

Che cosa diceva – in sintesi – Berlinguer? Con l’attuale modello di sviluppo, entrato in una fase di recessione e avviato verso il collasso, i costi della decadenza, della decomposizione, del non-lavoro sarebbero stati pagati inevitabilmente da chi stava peggio.

L’unica soluzione era allora costituita dal puntare su una conversione radicale dell’intero sistema, sulla via dell’austerità: “Per noi l’austerità”, diceva Berlinguer, “è il mezzo per contrastare alle radici e porre le basi del superamento di un sistema che è entrato in una crisi strutturale e di fondo, non congiunturale, di quel sistema i cui caratteri distintivi sono lo spreco e lo sperpero, l’esaltazione di particolarismi e dell’individualismo più sfrenati, del consumismo più dissennato.”

E ancora: “Così concepita l’austerità diventa arma di lotta moderna e aggiornata”, in una società altrimenti destinata a rimanere arretrata, sottosviluppata e sempre più squilibrata.

Trasformò la parola sacrifici in quella di austerità. Allora Berlinguer – politica da statista non propaganda – non fu ascoltato, neppure nel Pci e nella Cgi (a parte Amendola, Napolitano e Lama). E oggi? La sinistra e il Pd hanno altro da fare e la Cgil si mette la coscienza in pace con uno scioperino di quattro ore.

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