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JP Morgan: asset toccano i 7.100 mld nel primo trimestre

Dopo Goldman Sachs, anche un altro colosso di Wall Street come JP Morgan ha pubblicato i risultati trimestrali superiori alle attese, sostenuti in particolare da ricavi migliori del previsto nella divisione del reddito fisso e nell’investment banking.

JP Morgan: i risultati della divisione WM

L’utile netto della divisione Asset & Wealth Management è stato di 1,8 miliardi di dollari, in aumento del 12%. I ricavi netti sono stati pari a 6,4 miliardi di dollari, in crescita dell’11%, trainati principalmente dall’aumento delle commissioni di gestione grazie a forti afflussi netti e a livelli medi di mercato più elevati, oltre che da una maggiore attività di intermediazione. Le spese operative sono state di 4,2 miliardi di dollari, in aumento del 12%, principalmente a causa di maggiori costi per il personale, legati soprattutto all’incremento delle retribuzioni correlate ai ricavi e alla continua espansione dei team di consulenti nel private banking, oltre che a commissioni di distribuzione più elevate.

Le masse gestite hanno raggiunto i 4.800 miliardi di dollari, in crescita del 16%, mentre gli asset della clientela sono saliti a 7.100 miliardi di dollari, in aumento del 18%, sostenuti da livelli di mercato più elevati e da continui afflussi netti.

Utile per azione e ricavi sopra le stime

Guardando ai risultati trimestrali dell’intero gruppo, l’utile per azione della banca Usa guidata da Jamie Dimon si è attestato a 5,94 dollari, sopra la stima di 5,45 dollari indicata da LSEG, mentre i ricavi hanno raggiunto 50,5 miliardi di dollari, superiori ai 49,2 miliardi attesi.

La banca ha registrato un utile netto di 16,49 miliardi di dollari. Il contesto degli ultimi trimestri è stato favorevole per il settore bancario, grazie alla ripresa delle attività di investment banking e trading e a una buona tenuta del credito al consumo. Tuttavia, nel 2026 lo scenario appare più incerto: i mercati sono stati messi sotto pressione dalle preoccupazioni legate ai nuovi sviluppi dell’intelligenza artificiale, ai rischi del credito privato e al conflitto con l’Iran iniziato alla fine di febbraio.

Il ceo Dimon ha evidenziato come l’economia statunitense abbia mostrato resilienza nel periodo, sostenuta dalla spesa di famiglie e imprese e dalla capacità di rimborso dei debiti, ma ha anche messo in guardia sull’aumento dei rischi.

“C’è un insieme sempre più complesso di rischi — come tensioni geopolitiche e guerre, volatilità dei prezzi dell’energia, incertezza commerciale, ampi deficit fiscali globali e valutazioni elevate degli asset”, ha dichiarato Dimon.

“Sebbene non possiamo prevedere come questi rischi e queste incertezze si evolveranno, sono significativi e rafforzano la necessità di preparare la banca a operare in un’ampia gamma di scenari”.