Iva, Fisco si accanisce contro professionisti già provati da spesometro

29 Settembre 2017, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – Dopo i problemi derivanti dallo spesometro che hanno spinto il governo a prevedere una proroga dell’invio della comunicazione e la necessità di un riordino della disciplina, arriva un’altra grana per i commercialisti e contribuenti.

Nelle ultime ore l’Agenzia delle Entrate sta inviando delle lettere ai contribuenti con cui chiede il pagamento dell’Iva del primo trimestre. Già a luglio era stata recapitata una lettera di compliace e ora una nuova che invita a pagare entro 30 giorni.

Nelle missive spedite dal Fisco si precisa che se il contribuente è concorde con i dati contenuti della lettera, può regolarizzare la sua posizione versando le somme dovute entro 1 mese dal ricevimento della lettera

Se invece il Fisco ha torto, il contribuente sempre entro 30 giorni deve spiegarne i motivi e fornire la prova della sua ragione. Come? O scrivendo tramite posta elettronica certificata al canale di assistenza on line Civis oppure rivolgendosi ad uno sportello territoriale dell’Agenzia delle Entrate.

Se invece i dati comunicati al Fisco sono corretti e non si procede al versamento entro il tempo indicato, allora il contribuente vedrà iscritte a ruolo le imposte dovute, insieme ad una sanzione piena del 30% con interessi, spese di notifica e oneri di riscossione. Insomma si attiverà la macchina della riscossione con le conseguenze ben note a tutti.

Una bella gatta da pelare per i commercialisti che ancora non riescono a mandare giù il boccone amaro dello spesometro e usano internet per manifestare la loro indignazione. E come scrive Il Sole 24 Ore, riportando le parole dei commercialisti, la risposta a questo stato di assedio fiscale finisce per essere una: l’evasione. Non a caso l’Italia vanta un triste primato ossia quello di essere il primo paese Ue con la più alta evasione dell’Iva. Forse sarebbe il caso di pensare seriamente ad alleggerire la pressione fiscale.