Italiani pessimisti sul futuro, ripresa favorisce pochi

5 Febbraio 2018, di Mariangela Tessa

Nonostante la crescita del Pil, in Italia crescono le diseguaglianze e la forbice sociale si allarga e cala la fiducia. È quanto emerge dal ‘Rapporto 2017 sulla qualità dello sviluppo in Italia’ elaborato dalla Fondazione Di Vittorio della Cgil e dall’Istituto Tecnè, da cui emergono anche previsioni negative per il futuro.

In particolare, gli italiani si dicono ancora pessimisti sul futuro economico del Paese tra un anno: per il 32%, infatti, sarà peggiore di oggi, per il 51% uguale e solo per il 17% migliore. Quanto alle attese sull’occupazione nei prossimi mesi, per il 44% resterà stabile, per il 38% sarà in calo e solo per il 18% in aumento.

“Le dinamiche della crescita in atto non diminuiscono le diseguaglianze né producono nuova occupazione, soprattutto di qualità” ha commentato la leader della Cgil, Susanna Camusso.

“Continua a crescere la concentrazione della ricchezza e peggiora la percezione di una parte importante del mondo del lavoro e delle famiglie sul loro futuro. Colpisce la mancanza di fiducia”. E’ “evidente – continua Camusso- che la qualità della ripresa non è all’altezza delle necessità; troppo forte il suo carattere congiunturale e non strutturale”. “Un fenomeno – sottolinea – che si tende a nascondere. Le diseguaglianze sono state una delle cause della crisi e il loro permanere nella fase più alta di crescita del Pil degli ultimi tre anni spiega il diffuso pessimismo e malcontento tra le persone e le forme di risentimento sociale di cui si alimentano i populismi“.

Inoltre, i dati generali del terzo ‘Rapporto sulla qualità dello sviluppo in Italia’, aggiunge il segretario generale della Cgil,

“migliorano o sono stazionari, ma è proprio la mancanza di fiducia nella prospettiva economica, sia del Paese che delle famiglie, che colpisce. Pochi stanno meglio, molti continuano a stare male. Al massimo, la loro condizione smette di peggiorare“. Dunque “è evidente – conclude – che la qualità della ripresa non è all’altezza delle necessità; troppo forte il suo carattere congiunturale e non strutturale, così come troppo elevata resta la differenza tra il nord e il sud del Paese. Per questo le proposte del sindacato insistono su investimenti produttivi, a partire dalle nuove tecnologie digitali, sul governo dell’innovazione e sulla qualità dell’occupazione”.