Italiani insoddisfatti e stressati dal lavoro, lockdown ha aumentato il disagio

8 Ottobre 2020, di Mariangela Tessa

Il 40% dei lavoratori italiani non è del tutto soddisfatto della propria situazione professionale e questo status quo impatta (e parecchio) sul loro benessere psicologico. È quanto emerge da una ricerca BVA Doxa per Mindwork, società italiana per la consulenza psicologica online in ambito aziendale che in vista della Giornata Internazionale della Salute Mentale in programma sabato 10 ottobre ha valuto indagare uno dei temi più caldi del post-lockdown: il benessere psicologico dei lavoratori.

Dall’analisi è emersa una forte correlazione tra le due dimensioni: a eventuali disagi registrati sul posto di lavoro corrisponde quasi sempre una condizione psicologica non ottimale. E ancora: per tre lavoratori italiani su quattro, le sensazioni maggiormente sperimentate nel quotidiano sono quelle legate ad ansia e stress.

In particolare, le più ricorrenti sono: incertezza (45%) e preoccupazione (39%). Con una diffusione analoga sul territorio nazionale e per tutti i livelli socio-demografici. Come dire: siamo tutti (o quasi) sulla stessa barca.

C’è anche chi sta bene, anzi benissimo: un lavoratore su 10 si dichiara infatti pienamente soddisfatto del proprio lavoro e gode di un equilibrio psico-fisico ottimale. Ma si tratta comunque di una minoranza.

Con lockdown aumento di stress e disagio

Per metà dei lavoratori italiani interpellati da BVA Doxa per Mindwork, una tipica giornata di lavoro si accompagna a diversi livelli di stress, che si aggravano all’aumentare del numero di straordinari.

Il maggiore tasso di incidenza di sensazioni negative si registra tra chi riporta un benessere lavorativo medio-basso. Disturbi legati a stati di tensione quali irritabilità, inquietudine, irrequietezza o, ancora, ansia colpiscono almeno una volta al mese circa 1 lavoratore su 4. A queste difficoltà si somma la complessità di bilanciare efficacemente il lavoro con la propria vita privata: solo 1 lavoratore su 3 afferma di aver trovato questo bilanciamento. Come dire: il mitico work-life balance resta una chimera.

E il lockdown ha contribuito ad aumentare le sensazioni di ansia e disagio (+15%) nonché il diffondersi di patologie come l’insonnia (+9%).

“I dati di BVA Doxa ci mettono di fronte a una evidenza unica: l’emergenza da Covid-19, oltre che sanitaria ed economica, è umana” interviene Luca Mazzuchelli, direttore scientifico di Mindwork. E rilancia: “Se le aziende non iniziano a porre attenzione al benessere psicologico dei propri collaboratori faranno molta fatica a superare la crisi perché oggi più che mai è il capitale umano a fare la differenza e livelli di insoddisfazione così elevati non possono più essere ignorati”.

Quasi 1 lavoratore su 3 ammette di essersi assentato dal lavoro una o più volte a causa di eccessivi carichi di stress ed ansia. Una condizione che colpisce in particolare le figure con posizioni apicali.

Una débâcle anche in termini economici: non a caso l’Unione Europea arriva a stimare in 136 miliardi di euro le perdite in produttività a causa dell’assenteismo dal posto di lavoro derivato da malessere psicologico (fonte: Commissione Europea).

Numeri simili per i tassi di drop out tra i lavoratori sempre stando ai dati BVA Doxa per Mindwork: il 37% ha lasciato un lavoro a causa del malessere emotivo legato all’ambiente professionale. E in questo caso la differenza demografica c’è: sono soprattutto i giovanissimi ossia gli under 34 a esserne interessati. E per le aziende che incorrono in tale fenomeno non può che essere una sconfitta.

“Il Covid-19 è un’occasione imperdibile per cambiare una volta per tutte il paradigma culturale delle aziende italiane, mettendo concretamente le persone al centro della catena del valore” sostiene Mario Alessandra, Co-Founder e CEO di Mindwork: “In questa fase il benessere psicologico non può che essere l’obiettivo cardine di una people strategy che sia declinata da Direttori HR che siedano finalmente nei CdA e lavorino sinergicamente con tutti i C-level”.

Stigma sì, stigma no

Stando ai dati BVA Doxa per Mindwork più del 60% delle aziende promuove azioni dirette ad aumentare il benessere dei propri lavoratori puntando però soprattutto su flessibilità (di orario, smartworking) e/o benefit economici.

Mentre sono ancora in pochi a scommettere su iniziative volte a sostenere il benessere psicologico dei singoli. Eppure lo spazio c’è: oltre il 60% valuterebbe positivamente un’iniziativa in tal senso. Ma attenzione: parlare apertamente di disagio psicologico risulta ancora difficile.

Quasi il 50% dei lavoratori infatti non si sente libero di dichiarare il proprio malessere. E se con amici e familiari c’è meno reticenza, l’ambiente di lavoro appare ancora un luogo poco adatto in cui esprimere il proprio disagio. Come dire: lo stigma c’è ancora e va combattuto.

“Il quadro è indubbiamente preoccupante” commenta Massimo Sumberesi, Head of BU Marketing Advice di BVA Doxa “anche se non mancano i segnali positivi: 4 lavoratori su 5 sono soddisfatti delle relazioni che vivono sul posto di lavoro. E il dato trova conferma nel desiderio registrato da molti dipendenti (60%) di poter rientrare in sede dopo il lungo periodo di lavoro da remoto”.