Italiani: corsa a rientro capitali, riparte voluntary disclosure

20 Maggio 2016, di Alberto Battaglia

ROMA (WSI) – Passata la burrasca scaturita dallo scandalo Panama Papers e prima che entrino in vigore i nuovi standard sulla trasparenza internazionale, il governo ha deciso di aprire una nuova finestra per l’emersione dei capitali: una voluntary disclosure bis è pronta per fare il suo arrivo in estate. Il governo italiano, con questa nuova stagione di rientri, conta di raccogliere una cifra compresa fra 1 e 2 miliardi di euro. Il denaro sottratto al fisco italiano che manca ancora all’appello non sarebbe di poco conto, nonostante i 60 miliardi emersi nel 2015 con la prima edizione della voluntary disclosure.

ecuperare risorse consistenti da questo canale consentirebbe all’esecutivo di bloccare lo scatto delle clausole di salvaguardia che andrebbero a gravare sulla fiscalità generale e danneggiando il proposito di “dare una mano al ceto medio e alle famiglie”, annunciato dal premier Renzi. Considerando le aree nelle quali la prima legge sul rientro dei capitali aveva trovato minore riscontro, ci si attendono flussi dai paradisi fiscali come Monte Carlo e dal disvelamento domestico di beni preziosi e contante.

Secondo quanto scrive il Sole24Ore, l’avvio di questa seconda chance per la regolarizzazione dei capitali potrebbe essere fissato a luglio, o, al più tardi, a fine estate; tempi che non consentiranno grandi modifiche al testo della prima versione della legge, salvo un trattamento aggravato che penalizzi la reticenza di quanti non abbiano dichiarato i capitali già l’anno scorso.

Se tutto va secondo le attese dovrebbero tornare sotto la lente del fisco altri 15-30 miliardi di euro. Ritirata quest’ultima chiamata delle autorità italiane si attiverà lo scambio automatico d’informazioni con le autorità dei 44 Paesi che aderiranno al Common Reporting Standard, approvato dall’Ocse, entro il 2018; ragione per cui la Voluntary bis non potrà avere un arco di vita più lungo di 18 mesi.