Italia, si rischia manovra aggiuntiva. Pimco non esclude recessione

21 Gennaio 2019, di Mariangela Tessa

Per il 2019 l’economia italiana rischia di chiudersi con una crescita dello 0,8%, al di sotto quindi delle stime del governo, che mettono in conto un aumento dell’1%. Sono le stime della la Cgia di Mestre, che non escludere “una manovra correttiva già prima dell’estate”.

“A seguito del rallentamento dell’economia mondiale, degli effetti ancora molto incerti della Brexit e a causa della cessazione del Quantitative easing avvenuta il 31 dicembre scorso, mai come quest’anno è estremamente difficile prevedere come andrà l’economia italiana” scrive la Cgia, che aggiunge: “Con meno disoccupati e un po’ di occupati in più,  il reddito delle famiglie è destinato a salire dell’1,5%. Seppur in frenata, l’export salirà del 2,9%, a dimostrazione che le nostre produzioni continuano aessere apprezzate dai mercati internazionali”.

La Cgia ipotizza una manovra “già prima dell’estate” anche perché tutti i principali organismi internazionali e nazionali stanno rivedendo al ribasso le stime di crescita” e “con un Pil più basso di quello previsto nella legge di Bilancio 2019, il rapporto deficit/Pil finirebbe per essere più alto del 2,04%“impostoci” da Bruxelles”.

È uno scenario, conclude il rapporto,

“che, ovviamente, è da scongiurare, visto che entro la fine di quest’anno bisognerà trovare 23 miliardi per evitare l’aumento dell’Iva dal 2020. Va segnalato, infine, che con una crescita del Pil 2019 nettamente inferiore all’1%, nessun altro Paese, come ha avuto modo di segnalare la Commissione europea, farà peggio di noi, anche quest’anno”.

Ma se le previsioni della Cgia di Mestre sono grigie, una view ancora più pessimista è stata delineata da Pimco, uno dei principali gruppi di investimento internazionali, specializzato nel reddito fisso (gruppo Allianza)

“In Italia la crescita economica nel 2019 sarà pari a zero, ma non escludiamo un dato negativo e quindi una lieve recessione” si legge in un riport diffuso pochi giorni fa. “Rispetto ad altre case di investimento la nostra valutazione è più pessimistica”, precisa Nicola Mai, responsabile della ricerca per l’area europea di Pimco. Da questa visione negativa sulla crescita deriva anche la considerazione che “nel medio termine deficit e debito saliranno”.

In un contesto macro negativo, gli esperti di Pimco confermano la loro view sui titoli di stato nel breve periodo.

“Fino a quando non ci sarà una vera rottura degli equilibri manterremo la nostra posizione leggermente sottopesata sui Btp italiani, così come abbiamo fatto ad agosto quando ci fu la prima impennata dello spread”, aggiunge Mai.