Italia, riforme continue. Perchè allora non cambia mai niente?

31 Agosto 2015, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Da oltre vent’anni l’Italia continua a mettere a punto riforme una riforma dietro l’altra; peccato che nessuna di queste appaia sufficiente per risollevare le sue sorti. Risultato: l’economia italiana resta l’anello debole dell’Unione europea.

E’ il quadro a tinte fosche dipinto dall’agenzia stampa Reuters, con un articolo che porta la firma di Gavin Jones. La testimonianza più grave, in tal senso, è data dagli indici di crescita economici ed occupazionali: l’Italia, dopo la Grecia, resta il fanalino di coda dell’Unione.

“Negli ultimi due decenni, l’Italia ha approvato una riforma dietro l’altra. Ma tutte hanno avuto un impatto limitato perché sono spesso superficiali o scarsamente applicate, senza una direzione precisa”, si legge nell’articolo, che aggiunge: “In questi vent’anni ci sono state quattro riforme del mercato del lavoro, tre della pubblica amministrazione, tre del sistema di istruzione e innumerevoli modifiche del sistema giudiziario”.

Continue riforme rimaste sulla carta. “Nessuna crescita economica, a partire dal lancio dell’euro, e tasso di occupazione più basso della zona euro dopo la Grecia; la percentuale più bassa di laureati nell’UE e lungaggini nella giustizia civile”.

D chi è la colpa? Per Mauro Pisu, responsabile desk Italia dell’OCSE, “molte riforme approvate dal Parlamento non sono mai state pienamente attuate, creando di fatto un abisso tra la situazione ‘de jure’ e quella ‘de facto'”.

Questo in parte perché dopo aver superato lo scoglio parlamentare, le riforme hanno bisogno di ulteriori approvazioni – come nel caso dei “decreti di attuazione” – che possono richiedere mesi o anni per arrivare, sempre che si arrivi alla fine del percorso”. (mt)