Italia: popolazione dimezzata nel 2100, slitterà al 25esimo posto tra i grandi dell’economia

15 Luglio 2020, di Mariangela Tessa

Il calo della popolazione non è a quanto pare solo un problema italiano. Dal 1950 la popolazione mondiale è aumentata tra l’1% e il 2% ogni anno. La crescita continuerà e probabilmente raggiungerà il picco nel 2064 a circa 9,7 miliardi, per poi scendere a circa 8,8 miliardi entro il 2100 – circa 2 miliardi in meno rispetto alle stime precedenti, con 23 paesi, fra cui l’Italia, che vedranno ridursi le loro popolazioni di oltre il 50%.

È quanto sottolinea un’analisi pubblicata su Lancet, che intravede per la popolazione mondiale una fase di declino, per la prima volta dalla comparsa dell’Homo sapiens sulla Terra.

Appena due giorni fa l’Istat segnalava un nuovo minimo storico nelle nascite del Belpaese. Oggi l’Italia torna di nuovo protagonista nell’analisi degli scienziati dell‘Institute for Health Metrics and Evaluation (Ihme) alla School of Medicine dell’University of Washington. Gli esperti segnalano che entro il 2100 sui 195 Paesi del mondo protagonisti dello studio, 183 non avranno tassi di fertilità abbastanza alti (trovandosi al di sotto del livello di sostituzione di 2,1 nascite per donna) da mantenere le popolazioni attuali senza politiche di immigrazione liberale. Per l’Italia si stima un tasso di fecondità totale a 1,2, in Polonia intorno a 1,17.
Nello specifico la popolazione dell’Italia, che si è già lasciata alle spalle il picco di 61 milioni di abitanti raggiunto nel 2014, crollerà a circa 30,5 milioni nel 2100, più che dimezzata nel corso del secolo. Destino condiviso con la Spagna (da 46 milioni nel 2017 a circa 23 milioni di persone nel 2100).
Su scala globale, secondo lo studio di Lancet, si scenderà dagli attuali 2,37 figli per donna a 1,66 a fine secolo, dunque al di sotto della soglia necessaria a mantenere una popolazione costante fissata a 2,1. I ricercatori prevedono infatti che la diffusione di livelli educativi più elevati e delle tecniche di contraccezione continueranno ad alimentare il calo della fecondità. Il calo sarà compensato solo in parte dall’aumento dell’aspettativa di vita, che si avvicinerà agli 80 anni a livello globale.

Effetti economici

Mentre si prevede che Regno Unito, Germania e Francia rimarranno tra i primi 10 Paesi per Pil, entro fine secolo si prevede che Italia e Spagna scenderanno nelle classifiche: da nona e 13esima più grande economia globale nel 2017 piomberanno rispettivamente al 25esimo e 28esimo posto nel 2100.

Gran parte del previsto declino della fertilità riguarda in realtà i Paesi ad alta fertilità, in particolare nell’Africa sub-sahariana, dove i tassi dovrebbero scendere per la prima volta sotto il livello di sostituzione, da una media di 4,6 nascite per donna nel 2017 a solo 1,7 nel 2100.  Ma nel frattempo si prevede comunque che la popolazione dell’Africa sub-sahariana triplicherà nel corso del secolo, per via anche di fattori come il calo della mortalità.

Le politiche di immigrazione liberale “potrebbero aiutare a mantenere la dimensione della popolazione e la crescita economica anche se diminuisce la fertilità”. Ma gli autori avvertono che la risposta al declino della popolazione “non deve compromettere i progressi sulla libertà e sui diritti riproduttivi delle donne”.

“Questo studio – osserva Murray – offre ai governi di tutti i Paesi l’opportunità di iniziare a ripensare le loro politiche in materia di migrazione, forza lavoro e sviluppo economico per affrontare le sfide poste dal cambiamento demografico”. “Il declino della popolazione può essere positivo per la riduzione delle emissioni di carbonio e il minore stress sul sistema alimentare – spiega Stein Emil Vollset, autore dell’articolo – Ma i nostri risultati suggeriscono che il calo del numero di soli adulti in età lavorativa ridurrà i tassi di crescita del Pil e potrebbe determinare importanti cambiamenti nel potere economico globale entro fine secolo. La risposta al declino della popolazione diventerà probabilmente una preoccupazione politica prioritaria in molte nazioni”.