Invesco: Italia-Germania torna la tensione sullo spread

10 Luglio 2019, di Alessandro Piu

Invesco fotografa l’attuale momento di passaggio dell’economia mondiale dalla fase terminale del ciclo espansivo verso la recessione. E in Italia, per i Btp, il rally potrebbe essere finito

Il mese di giugno e la prima parte di luglio hanno ridotto di circa un terzo lo spread, il differenziale di rendimento tra Btp e Bund. Da 287 punti fino in area 200, con un breve ritorno sotto questa soglia. Non accadeva dalla fine di maggio 2018. Un movimento positivo per chi ha puntato sui titoli di Stato italiano nei momenti di massima tensione, quando lo spread era a quota 300, ma che ora potrebbe essere giunto al termine.

Per Paul Jackson, global head of asset allocation research di Invesco:

“le obbligazioni italiane ha fatto un rally che ha portato a un rialzo dei prezzi che riteniamo non continuerà nella seconda parte dell’anno. Credo che prima o poi assisteremo a un nuovo ampliamento dello spread e per questo non ho intenzione di cavalcare questo trend”.

L’outlook globale

La riduzione dello spread tra i titoli di Stato decennali di Germania e Italia, è stato in parte determinato dall’apertura delle banche centrali a possibili tagli dei tassi di interesse in risposta al rallentamento del ciclo economico globale

“le quali – spiega Jackson – hanno meno munizioni per sostenerlo. Ci troviamo in un punto di passaggio importante – continua – dalla fase terminale del ciclo economico a quella di recessione. Non crediamo che quest’ultima sia imminente ma la vediamo palesarsi lontano all’orizzonte. Potrebbe arrivare nella fase finale del 2020 o all’inizio del 2021 ma i mercati si muoveranno prima, come al solito”.

Più che dalla recessione, tuttavia, gli investitori dovrebbero preoccuparsi della fase di passaggio, nella quale fare scelte di investimento diventa difficile. In questi casi è consigliata prudenza, così come uno spostamento del portafoglio di investimento su temi più difensivi.

Si giustifica così l’asset allocation modello che vede un sovrappeso per liquidità e obbligazioni corporate investment grade, queste ultime incrementate soprattutto per quanto riguarda l’area dollaro. Aumento di quote anche per i bond governativi Us e Uk, mentre rimane in deciso sottopeso l’area euro. L’azionario viene ridotto e mantenuto in sottopeso, in particolare l’azionario Usa. Infine, il portafoglio modello non prevede posizioni sulle materie prime.