Italia: crescita minima, quasi fermi, praticamente morti

17 Maggio 2017, di Giovanni Falcone

Apprendiamo in questi giorni che il “bel Paese” cresce poco, come il prefisso telefonico di Milano: 02.

Come sempre succede in questi casi, tutti a sgolarsi che cresciamo poco o niente in confronto al resto d’Europa, che invece viaggia con una percentuale oltre che doppia.

A voler fare una breve analisi, voglio ricordare quando, nel tentativo di spiegare i meriti della proposta Riforma costituzionale di cui al referendum del 4 dicembre 2016, dissi che, per la sola Regione Puglia, portare gli stipendi lunari dei Consiglieri regionali a quello del sindaco della città capoluogo (Bari), avrebbe comportato un risparmio di circa cinque milioni di euro all’anno.

Si badi bene, cinque milioni di euro all’anno per la sola Regione Puglia.

Sappiamo com’è andata a finire, con la vittoria dell’accozzaglia! (1).

I soloni della nostra Carta costituzionale, particolarmente ideologizzati e schierati per il NO al recente appuntamento referendario – per una Riforma ampiamente votata in Parlamento da quasi tutte le forze politiche – se non hanno capito niente prima, spero che comincino adesso, non dico a capire ma almeno a riflettere sulla portata del disastro che hanno combinato.

Quando si vota senza entrare nel merito dei problemi e/o proposte soluzioni, a prescindere, per partito preso, i risultati non possono che essere disastrosi.

Così è stato!

La proposta di Riforma costituzionale non è stata accolta dal “popolo sovrano”, soprattutto grazie ai nostri “soloni”, quelli che sanno tutto a prescindere e che se mai hanno letto la Costituzione vigente certamente non hanno letto le novità proposte.

Gli stessi fautori del NO, hanno sempre detto che nell’arco del successivo semestre avrebbero presentato un Progetto di riforma degno di questo nome e che avrebbe ricevuto l’approvazione di tutti gli italiani.

Il semestre è passato, naturalmente non si è combinato niente anzi, come ampiamente previsto, siamo fermi ad un punto morto. Questi soloni del NO, incapaci di costruire niente, men che mai qualcosa nell’interesse del sistema Paese – già peraltro ampiamente sperimentato negli ultimi trenta anni – hanno avuto la capacità e la sfrontatezza di ostacolare l’unico processo di semplificazione del quadro istituzionale, di riduzione delle spese della politica, di sburocratizzazione dei processi decisionali della P.A., di eliminazione di carrozzoni inutili per l’efficienza di uno Stato, presentato al giudizio degli italiani.

Oggi, senza aver accolto e votato il processo riformatore i soloni nazionali si meravigliano che la crescita è lenta, quasi inesistente. Come si fa a non comprendere che di burocrazia e di corruzione si muore?

Per nostra fortuna la partita non è finita.

Il processo riformatore nella mente degli italiani, nel Popolo del SI, il popolo del 41%, pur con la momentanea interruzione, è ormai partito ed è un processo irreversibile. Il Popolo del SI, guarda al futuro, non si è arreso, osserva e aspetta, in Stand by.

Al netto della percentuale di crescita, sia pure da moribondo, non sono impaurito.

Faccio parte del 41% degli italiani (votanti) che ancora ragiona al netto di ideologie e credo che l’Italia sia un grande Paese, con potenzialità enormi e che la politica, una certa politica, quella incline al mantenimento delle poltrone a prescindere faccia ormai parte della preistoria.

Il futuro è un’altra cosa.

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(1)  ACCOZZAGLIA – “Garzanti linguistica: insieme disordinato di persone o cose, per lo più disparati tra loro”, quale gruppo disomogeneo, affatto coeso