Italia, calo Pil più veloce da Unificazione del 1861

30 Settembre 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Quanto è grave la recessione italiana? JP Morgan fa il punto della situazione, con l’analista Michael Cembalest che afferma che la crescita del 3% e un surplus del 5-6% su cui punta il governo Letta (nel disegno della Legge di stabilità, legge che con la crisi di governo appare al momento come una chimera), che appare “irrealistica”.

Cembalest sottolinea che l’Italia riuscì ad assicurarsi un surplus del 6% negli anni Novanta, ma per un periodo di tempo decisamente breve: il surplus fu il risultato di una precedente svalutazione che aiutò l’economia, alcune vendite di asset e aumenti di tasse.

L’analista di JP Morgan fa notare comunque che il Pil italiano sta subendo il collasso più forte addirittura dal periodo dell’Unificazione nel 1861; che “L’Italia rimarrà un paese con un rapporto debito/Pil quasi doppio rispetto a quello degli Stati Uniti; che il rapporto tra governo, banche e Bce continuerà a essere di interdipendenza; che il Pil rimarrà basso, al pari della crescita dell’occupazione”.

Proprio giorni fa è stata comunicata la Nota di aggiornamento al Def, il Documento di economia e finanza, con sorprese tutte negative. Enrico Letta non ha detto tutta la verità sulle capacità reali dell’Italia di rispettare il tetto sul deficit/Pil del 3%, da parte dell’Italia. E infatti il rapporto ha superato la soglia limite imposta dalle autorità europee.

Italia a serio rischio di downgrade, dopo che la scorsa settimana Standard & Poor’s ha minacciato un ulteriore downgrade sul debito “di uno o due scalini”, dunque a livello junk, spazzatura, visto che la valutazione attuale è di appena due gradini al di sopra di quella definita, appunto, spazzatura.