Italia al test delle elezioni? Almeno sei i nodi da sciogliere

21 Febbraio 2013, di Redazione Wall Street Italia

Roma (WSI) – Restano un’enigma le elezioni italiane agli occhi degli stranieri. Chi sta cercando di metterle a fuoco oscilla fra due interrogativi: se Berlusconi possa davvero tornare al governo o se lo possa fare un comico di nome Beppe Grillo. Lizzy Davies, inviata del Guardian di Londra, è andata oltre: ha messo nero su bianco sei punti che raccontano quali siano i veri problemi che il prossimo premier dovrà risolvere.

Si parte con il nodo dell’economia. “Con gli effetti delle politiche di austerità che cominciano a farsi sentire e la crescita che non arriva, non c’è da meravigliarsi se la situazione economica in Italia abbia avuto un ruolo centrale nella campagna elettorale”, scrive la giornalista. Il paese sta vivendo la più lunga recessione degli ultimi 20 anni. La disoccupazione è all’11%, ma sale a oltre il 36% fra i giovani con meno di 25 anni. L’Italia ha il più alto rapporto debito pubblico/ Pil dell’Unione europea (dopo la Grecia).

Avrebbe anche potuto andare peggio, potrebbe dire qualche economista. Nell’autunno del 2011, quando Mario Monti fu chiamato ad assumere le redini del governo, si temeva che l’economia italiana potesse cadere nel baratro e trascinare con sé il resto della zona euro.

Il governo dei tecnici ha evitato il disastro: ha fatto molto per recuperare la fiducia dei mercati. Davies scrive che il Professore ha attuato riforme che favoriranno la ripresa a lungo termine e potrebbero, secondo il FMI, portare a un aumento del 6% del PIL, se implementate. Ma quanto oggi tutto questo nei programmi politici che si sfidano alle urne è davvero presente?

Chi salirà a Palazzo Chigi dovrà poi confrontarsi sul terreno della corruzione e quello delle organizzazioni criminali, ma anche cercare di dare maggior spazio alle competenze del mondo femminile. Il tasso di occupazione femminile in Italia ha denunciato l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) fermo a quota 46,5%. E’ un livello che ci colloca al di sopra solo di Grecia, Messico e Turchia nel panorama di quelle sono considerate le cosiddette economie avanzate, ma resta di 12 punti percentuali al di sotto della media UE.

Una differenza che si allarga sempre di più se si rapportano le diverse latitudini della Penisola. Non a caso, segnala la giornalista del Guardian, nell’agenda del nuovo premier dovrà trovare spazio l’eterna divisione fra Nord e Sud con soluzioni per risolvere questa disparità. Secondo i dati forniti dalla Banca d’Italia, il Pil pro capite è, infatti, più basso di oltre il 40% al sud rispetto al centro e al nord. Una situazione che non solo non si è alterata negli ultimi 30 anni, ma anzi è peggiorata con l’attuale recessione.

Lo stesso Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha più volte richiamato l’attenzione su questo tema, parlando dell’urgente necessità di investire nel Sud Italia, sottolineando come chi governa debba avere una visione di crescita economica comune per “tutto il Paese”. Ultimo, ma non ultimo indipendentemente dai risultati delle urne, conclude la giornalista del Guardian, sarà importante che si lavori sulla nuova legge elettorale. Per evitare che il teatrino di queste politiche possa nuovamente ripetersi nel breve futuro. Per esempio, già il prossimo autunno.