“Italia affronti i suoi demoni, si rivolga a giovani e tecnici”

23 Gennaio 2013, di Redazione Wall Street Italia

LONDRA (WSI) – Una lotta terribile si manifesta ogni giorno “tra la bella e la mala Italia”, secondo l’ex direttore dell’Economist, Bill Emmott, che nel suo libro inchiesta evita le generalizzazioni e fa nette distinzioni, per esempio, tra i casi di Reggio Calabria e Torino, cosi’ come tra la classe di politici che ha fallito e i movimenti locali indipendenti, che hanno ottenuto i pochi successi degli ultimi anni.

La “cattiva Italia” e’ quella della corruzione, dei privilegi e degli ostacoli alla flessibilita’ e all’innovazione. L’Italia e’, ad esempio, 157esima nel mondo (su 183) nella capacita’ di onorare i contratti presi.

In un’opera ammirevole sulla nostra nazione all’alba delle elezioni, evento che potrebbe scombussolare i piani dei grandi d’Europa, e’ netta la denuncia delle politiche anti-liberali di Silvio Berlusconi, con cui e’ anche finito in tribunale per i suoi editoriali critici nei confronti dell’eterno leader del PdL. Il tre volte premier ha risposto a tono, a suo tempo, definendo scherzosamente il settimanale “E-Communist”.

Sotto il titolo “Good Italy, Bad Italy; Why Italy must conquer its demons to face the future”, il libro di Emmott – in vendita anche su Amazon – segue uno schema dantesco, soffermandosi sull’inferno italiano, per poi dedicarsi ai piccoli “angoli di paradiso” del paese.

L’autore, anche ex consulente di Swiss Re, approfitta della sua esperienza giornalistica e della sua rete di conoscenze eccezionali in materia economica, per fare un’analisi cruda, ma ragionata dell’industria italiana nel corso della storia. Dagli Anni 50 ai 70, grazie all’urbanizzazione e alla liberalizzazione dell’economia, la crescita del Pil annuale e’ stata anche del +5,8%. Ma poi un forte rallentamento tra gli Anni 70 e 90 ha portato a una media del +2,9%.

Progressivamente lo Stato sociale ha preso il controllo, la metastasi della corruzione si e’ espansa e la crescita e’ stata finanziata a credito. Le pensioni hanno pesato sempre di piu’, fino al 15% del Pil attuale, un record. E il deficit di bilancio? E’ stato del 9,8% di media tra il 1973 e il 1995.

Il vero demone che il paese deve affrontate e’ costituito dalla corruzione. L’indice di percezione di questo cancro e’ ancora peggiore rispetto agli Anni 90, gli anni di Mani Pulite e delle stragi mafiose, secondo i dati di Transparency International. L’economia d’ombra costituisce tra il 20 e il 25% del Pil e costerebbe circa 60 miliardi di euro ogni anno.

I malanni dell’Italia cominciano e finiscono con il mercato del lavoro. La mancanza di flessibilita’ spiega come mai il tasso di disoccupazione e’ cosi’ alto e come mai la taglia delle aziende e’ cosi’ piccola e perche’ l’Italia resti cosi’ poco attraente per gli investitori stranieri.

In assenza di una concorrenza vera e sana, e di un sistema basato sulla meritocrazia, l’innovazione e’ estremamente debole nel settore dei servizi, quello piu’ grande dell’economia nazionale.

Per non parlare dell’iper-protezionismo delle lobby, che regna tra gli avvocati, gli architetti, i giornalisti e i tassisti. Quando era ministro dello Sviluppo Economico, Pier Luigi Bersani ha provato, tra il 2006 e il 2008, a liberalizzare alcuni mercati, riuscendoci, ad esempio, con il business dele farmacie. Ma in altri settori ha fallito.

La buona Italia vincera’ su quella malvagia? Bill Emmott non ha una risposta a questo questio, ma il «coraggio morale» necessario non puo’ prodursi con Berlusconi, il campione dello statu quo.

I successi parziali vengono invece piuttosto dalle iniziative locali, di giovani ragazzi o di tecnici, indipendenti dalle solite correnti politiche.

Le misure da prendere per ridurre il debito sono facilmente identificabili, ma piu’ difficili da mettere in pratica: privatizzare delle aziende, ridurre il costo delle pensione e attaccare la burocrazia. Il parco auto conta 72.000 veicoli appartenenti allo stato contro i 261 del Regno Unito.

Il mercato del lavoro deve essere reso piu’ flessibile “creando un sistema di contratti unici e facilitando il sistema dei licenziamenti”. Anche il sistema elettorale deve essere modificato, permettendo una reale elezione proporzionale, un voto diretto della gente e una soglai minima per essere rappresentati in parlamento da alzare al 5%.

Il sistema meritocratico e’ una condizione inevitabile per la ripresa. Le universita’ costituiscono una delle piu’ grandi tragedie del momento. Bisogna aumentare i fondi nella ricerca e sviluppo, bisogna renderle indipendenti dallo stato, secondo Emmott, e rendere il loro CdA responsabile.

Ne’ la destra, ne’ il centro, ne’ la sinistra metteranno in pratica questo programma alle prossime elezioni. Qualunque sia il vincitore, i privilegi saranno conservati, e la fattura pagata dalla Bce. Finche’ una crisi inevitabile si produrra’.