Italexit: “a Francia e Germania non conviene”

29 Ottobre 2018, di Alberto Battaglia

Spingere l’Italia fuori dall’euro perché non rispetta le regole comunitarie? Non converrebbe né alla Francia né alla Germania, e per questo scontare uno scenario così estremo nei rendimenti italiani non sembra ragionevole. E’ quanto messo in evidenza su Bloomberg da Mark Whitehouse. “I leader europei sono in una situazione di stallo con l’Italia, nel tentativo di costringere il governo populista a rinunciare al suo piano di spesa che rompe le regole sul budget”, ha scritto il commentatore, “ma fino a che punto possono spingersi?”. Non molto più in là, ecco perché.

Mentre l’esposizione delle banche francesi e tedesche è stata pressoché annullata dopo la crisi del debito ellenico, in Italia, invece, non è cambiata più di tanto rispetto all’inizio del 2011.

Nel 2010 l’esposizione del sistema bancario franco-tedesco in Grecia, espressa in investimenti di vario titolo, ammontava a 115 miliardi di euro: oggi è inferiore agli 8 miliardi. Lo rivelano i dati della Bank of international settlements. In Italia, invece, l’ammontare di investimenti delle banche francesi arriva a 316 miliardi di euro, cui si aggiungono 91 miliardi di investimenti da parte degli istituti tedeschi. (Figura in basso)

 

 

“Il piano italiano di aumentare il deficit di bilancio al 2,4% del prodotto interno lordo rappresenta una minaccia per le banche, perché indebolisce i prezzi dei titoli di stato e indebolisce le controparti italiane”, ricorda Whitehouse, “ma uno stallo che alla fine spingerebbe l’Italia fuori dall’unione monetaria sarebbe molto peggio, svalutando bruscamente tutte le attività delle banche italiane. Probabilmente il miglior risultato è una tregua che permetta all’Italia di fare un po’ di stimolo in cambio di una credibile promessa di essere più frugale nel lungo periodo”.