Istituzioni europee in mano ai tedeschi, italiani in un angolo

6 Maggio 2016, di Mariangela Tessa

NEW YORK (WSI) – Le istituzioni europee parlano sempre piu’ tedesco. Lo mette in evidenza un lungo articolo del sito Linkiesta, secondo cui, nell’esercito degli oltre 45 mila persone che lavorano per le istituzioni europee (Commissione, Parlamento e Consiglio europeo per citare le tre principali), “sono sempre più numerosi i funzionari tedeschi. Al cotrario gli italiani sono sempre piu’ sparuti. Almeno nelle posizioni che contano.

Come ricorda l’articolo, in principio il criterio per l’assegnazione dei posti rispecchiava il principio delle quote nazionali. “Era l’idea di ridistribuire le cariche e i posti nelle istituzioni in modo equo tra le nazioni. Un principio che, sulla carta, ancora regola concorsi e quote di massima nell’assegnazione dei posti, ma che viene meno quando in gioco non tanto il numero, ma l’influenza delle cariche. I funzionari, anche se a parità di stipendio, non hanno lo stesso potere e la stessa influenza” si legge nell’articolo.

“I Direttori Generali della Direzione Generale per la concorrenza, mercato interno e quello per il commercio hanno la possibilità di gestire direttamente gli affari di loro competenza. Gli altri, invece, si limitano a indirizzare le politiche dei singoli stati nazionali”, spiega una funzionaria della Commissione a Linkiesta, che aggiunge: “Ai posti più influenti non ci sono quasi mai italiani. Negli ultimi anni è soprattutto la Germania ad occupare portafogli e posizioni strategiche, in passato era la Francia”.

Gli italiani influenti, ad oggi, sarebbero quattro:

“L’ultimo in ordine di tempo è Stefano Malserviti (fino a ieri Capo di Gabinetto di Federica Mogherini), arrivato alla Direzione Generale per la Cooperazione Interazione e Sviluppo. Sono ruoli di prestigio, ma per lo più simbolico, e di certo non influente nel cambiare i destini di 500 milioni di cittadini. Si tratta di Giovanni Kessler, capo dell’ufficio anti-frode europea, l’Olaf. Poi c’è Marco Buti, direttore della Direzione Generale affari economici e infine Roberto Viola, a capo della Direzione Generale per i Contenuti digitali. L’ex magistrato Kessler, che tra i quattro riveste la carica più importante, è stato oggetto negli ultimi mesi di forti attacchi politici, guidati in particolare dal partito dei Popolari europei (e quindi dalla Germania), che ne chiedevano le dimissioni per aver autorizzato intercettazioni utili nel caso contro l’ex Commissario Dalli, accusato di corruzione. Kessler è rimasto al suo posto, ma la scia delle polemiche mosse contro di lui per aver di fatto difeso gli interessi comunitari ha suscitato non pochi dubbi sulla genuinità dei rimproveri” si legge nell’articolo.

Fonte: Linkiesta