Islanda: “Ecco come siamo riusciti a non pagare il debito”

19 Aprile 2012, di Redazione Wall Street Italia

New York – Era il quinto paese al mondo per ricchezza pro capite. Una crisi ha messo in ginocchio le finanze e i cittadini. Ma anche grazie alla mobilitazione che quest’uomo e’ riuscito a creare, nessuno ha mai sborsato un soldo per ripagare il debito. E gli islandesi hanno persino plasmato una nuova costituzione. Come succede alla fine di una grande guerra.

Si tratta di Horour Trofason, portavoce della rivoluzione pacifica che ha visto un popolo di 320.000 anime opporsi alla condivisione delle perdite delle banche private del paese. Dopo mesi di manifestazioni, il governo, che voleva scaricare tale debito sulla popolazione, e i CdA della Banca Centrale e dell’autorita’ Monetaria hanno dovuto fare marcia indietro e dimettersi.

I banchieri hanno dovuto abbandonare l’isola, delle dimensioni pari a un terzo quelle dell’Italia, perche’ rischiavano l’arresto. Lo stesso presidente, Geir Haarde, in carica dal giugno 2006 al febbraio 2009, e’ stato denunciato per grave negligenza, ed e’ attualmente sotto processo.

Trofason denuncia la “totale deresponabilizzazione della classe dirigente, che ha scaricato la colpa su agenti esterni”. Tuttavia, “la gente non ha accettato questa spiegazione e ha incominciato ad organizzarsi per dare luogo a manifestazioni e stabilire un ‘esercito pacifico’ che evitasse qualsiasi episodio violento”. Informando la popolazione tramite mezzi propri, blog e social media, perche’ i media ufficiali erano e sono tuttora controllati dallo stato e dai partiti.

Le principali richieste della rivoluzione silenziosa, via petizione, erano tre: le dimissioni del governo, le dimissioni del comitato direttivo dell’autorita’ di supervisione finanziaria, le dimissioni del board della banca nazionale d’Islanda.

In poche settimane lo scoramento e la perdita di speranza stava prendendo il sopravvento sulla determinazione e la rabbia. Ecco che entro la fine del 2009, Torfason ha chiesto di riunirsi davanti al parlamento dopo le vacanze di Natale il 20 gennaio e fare sentire la voce della gente ai politici. Quello fu il punto di svolta. Prima i cittadini erano ignorati.

C’e’ sempre una prima volta

Migliaia di migliaia di cittadini per quattro giorni hanno partecipato alla rivoluzione silenziosa. “Non si ha memoria di un’esperienza simile in Islanda”, ricorda Torfason”. Il 25 gennaio e’ stato il giorno della protesta maggiore. E il giorno seguente il primo ministro si e’ dimesso. Prendendo con se’ l’autorita’ del Tesoro. Ventiquattro ore dopo il governo in blocco e le autorita’ finanziaria hanno fatto lo stesso. In ultimo, anche i dirigenti della banca centrale hanno rassegnato le loro dimissioni.

“Abbiamo dimostrato che i membri del Parlamento devono servire la popolazione, e non viceversa – precisa l’artista e attivista – E’ stata una grande dimostrazione di democrazia”. Dopo un lungo processo selettivo e’ stata nominata una commissione di 25 persone svincolate da qualsiasi partito politico, che hanno avuto l’incarico di elaborare il nuovo testo costituzionale, la cui stesura viene ancora seguita passo passo in Internet da tutti i cittadini interessati.

Guarda l’intervento a Ponte Marchese, Vicenza, durante il quale l’attore e cantautore islandese Torfason racconta in parole e musica come un piccolo popolo ha voluto e saputo riprendersi il proprio destino.