IPO Uber, perché conviene stare alla larga dal titolo

14 Maggio 2019, di Mariangela Tessa

Non si arrestano le vendite sul titolo Uber. Ieri, nel secondo giorno di contrattazioni a Wall Street, le azioni della società di trasporti californiana hanno lasciato sul terreno quasi l’11% a $ 37,10. Si tratta di quotazioni lontane dal prezzo di collocamento fissato a 45 dollari.

Se alcuni osservatori fanno notare che, così come è successo per i titoli FAANG, a fronte di un debutto deludente, le azioni hanno poi ripreso vigore, diventando delle miniere d’oro per gli investitori, c’è chi invece è convinto che investire nel titolo è una solo una grande sciocchezza.

È di questa idea di Stephen McBride, che in un articolo, pubblicato su Forbes, mette nero su bianco tutti gli elementi che dovrebbero spingere ogni investitore dotato di buon senso di stare alla larga dal titolo.

Prima di tutto, “Uber brucia più denaro di qualsiasi altra azienda che abbia mai visto” dice McBride, spiegando che i documenti dell’ IPO mostrano che il gruppo ha perso $ 1 miliardo su $ 3 miliardi di vendite negli ultimi tre mesi.

“Ora qualcuno potrebbe farmi notare che non è un grosso problema. Anche Amazon ha fatto pochi profitti nei suoi primi due anni ed è stato un investimento incredibile: il suo titolo è salito del 100.000% da suo debutto in Borsa. Il problema è che Uber ha perso più denaro negli ultimi nove mesi rispetto ad Amazon nei suoi primi sette anni”, spiega ancora, aggiungendo che Uber non è una start-up: “è in giro da un decennio ed è ancora lontana dalla redditività”.

Per chi avesse ancora dubbi, l’autore dell’articolo, cita anche i margini “considerati fuori scala”.

“Una ricerca di Recode mostra che Uber perde una media di $ 1,20 per ogni corsa. Ciò dimostra che le tariffe applicate non sono sufficienti a coprire le spese”.