Investire nel post Bce. Azioni, bond, cambi: cosa fare?

5 Dicembre 2015, di Mariangela Tessa

NEW YORK (WSI) – L’ondata di delusione e le relative critiche che si sono abbattute sul mercato dopo l’annuncio delle nuove misure espansive della Bce vanno ridimensionate. Secondo quanto si legge nella consueta newsletter settimanale (Il Rosso e Il Nero) di Alessandro Fugnoli, strategist di Kairos,  “prima di criticare il solito braccio corto della Bce bisogna fare qualche considerazione”.

“La prima è che fino a due mesi fa avremmo tutti fatto i salti di gioia all’idea di un ribasso dei tassi e a quella di un prolungamento del Quantitative easing di sei mesi. […]

La seconda considerazione è che il vero evento di questo dicembre monetario, senza nulla togliere alla Bce, è il rialzo dei tassi americani che si profila sempre più netto per il 16 (dicembre), quando la Fed porrà termine a una fase storica, durata sette anni, di tassi a zero”

Continua Fugnoli:

“I mercati mostrano delusione perché sulla torta promessa e consegnata da Draghi mancano una o due ciliegine. Il cambio dell’euro, a causa di questa mancanza, si sta riportando verso 1.10, mentre alcuni analisti, anche molto autorevoli, si erano sbilanciati nella previsione di un grosso passo verso la parità tra euro e dollaro. Guardiamoci però negli occhi. Che cosa è preferibile, nel grande schema delle cose? È meglio mantenere l’euro nel suo range 1.05-1.10 e rinunciare a rubare un po’ di crescita all’America, ma garantire in cambio condizioni equilibrate e ordinate intorno al rialzo americano del 16, o è invece meglio andare diritti alla parità col dollaro, avere un rialzo effimero delle borse europee e poi pagare il tutto dal 16 in avanti, con una Wall Street incapace di reggere il doppio peso di un dollaro troppo forte e di tassi in rialzo?

[…]Salvare l’America, per salvare il mondo, dunque, e quindi anche l’Europa. La prudenza di Draghi può alla fine significare un Natale più tranquillo per tutti. Una terza considerazione che può spiegare l’atteggiamento della Bce è che la crescita europea, senza essere strabiliante, è comunque buona e avviata per l’anno prossimo a migliorare ulteriormente. L’effetto della svalutazione dell’euro, come quello di qualsiasi svalutazione, non si dispiega al suo massimo nel primo anno, ma nel secondo e quindi nel 2016. Di fronte a incognite geopolitiche potenzialmente rilevanti, è poi importante tenere qualche munizione di riserva e non spendere tutto subito, soprattutto in una fase in cui l’Europa sembra uscita dalla recessione.

Ripetiamo, il mondo fa perno sull’America, non può permettersi in nessun modo che il motore americano perda colpi o si spenga. La parità tra euro e dollaro può aspettare, può tornare utile in futuro nel caso in cui l’Europa torni ad avvilupparsi in una delle sue crisi politiche o in cui gli assetti geopolitici continuino a destabilizzarsi. Per ora è sufficiente che l’euro rimanga nel suo range e non torni sopra 1.10″.

Per chi ha dollari in portafoglio, Fugnoli suggerisce di non preoccuparsi troppo. “La diversificazione è un bene in sé, l’America è più al riparo dalla crisi geopolitica e non deve aumentare le spese militari perché sono già alte abbastanza. Stare in dollari invece che in euro significa anche avere un rendimento positivo, che nel tempo continuerà a salire, ed evitare i tassi negativi che le banche, prima o poi, cercheranno di ribaltare sui depositanti di tutto il continente europeo”.

Per quanto riguarda gli investimenti in reddito fisso, “La parziale delusione di oggi (giovedì per chi legge) rinvia inoltre il bear market obbligazionario sui titoli lunghi europei. Una Bce superaggressiva, e quindi pienamente credibile rispetto alla sua volontà di fare risalire l’inflazione, avrebbe creato qualche problema ai decennali tedeschi o italiani. Perché bloccarmi su uno 0.50 per dieci anni se la banca centrale riesce davvero a riportare l’inflazione al 2 in pochi mesi? Ora invece qualche dubbio rimane, confermato del resto dalle previsioni della Bce stessa, che ipotizzano una risalita lenta e molto graduale dei prezzi al consumo”

Ultimo capitolo sui mercati. Secondo Fugnoli, “ le borse europee staranno a questo punto ferme un giro, ma ricordiamo che i rialzi da inizio anno sono e resteranno a consuntivo di pieno rispetto. L’Europa rimane ancora l’area borsistica più interessante e con più potenzialità per il 2016”.