Investimenti: per gli italiani il consulente finanziario è la fonte più affidabile

10 Luglio 2019, di Alessandra Caparello

Gli italiani non hanno dubbi quando si tratta di reperire informazioni sulle tematiche relative agli investimenti: la scelta migliore è affidarsi al consulente finanziario. Ben il 49% degli italiani intervistati per l’annuale ricerca Schroders Global Investor Study 2019, condotta in 32 Paesi su un campione di oltre 25.000 persone, vede quella del consulente finanziario come la figura più affidabile tra le diverse fonti di informazione oggi presenti.

Andando nel dettaglio della ricerca di Schroders emerge che il 51% degli italiani per ottenere informazioni sull’asset allocation consigliata in base all’outlook dei mercati finanziari, parla con il proprio consulente, contro un 25% che fa riferimento alla stampa (giornali, riviste, siti web, blog), il 16% allo sportello bancario e l’8% alle società di gestione del risparmio.

Il consulente finanziario è la scelta preferita anche quando si tratta di reperire informazioni e spiegazioni sull’andamento delle performance del proprio portafoglio. A interpellare il consulente di fiducia anche in questo caso ci pensa  il 51% degli investitori. La stampa di settore viene utilizzata dal 23% dei risparmiatori, la banca dal 16% e gli asset manager dal 9%.

I consulenti sono la fonte considerata più affidabile anche per quanto riguarda l’acquisizione di informazioni sulle caratteristiche tecniche dei prodotti finanziari (a scegliere questo canale è il 49% degli investitori italiani), sui costi e le fee degli investimenti (46%) e sulle novità normative in ambito finanziario (46%). A seguire la stampa, lo sportello bancario e in ultima posizione gli asset manager.

Fonte di informazione considerata più affidabile per ciascuna tematica (fonte: Schroders)

Anche nella scelta dei provider vince il consulente finanziario

Quando si tratta di investire gli italiani si affidano a più provider, in media a 2,8, un valore inferiore alla media europea equivalente a 3,3 provider. Nella selezione del provider a cui affidarsi, gli italiani coinvolti nello studio di Schroders evidenziano la prevalenza ancora una volta dei consulenti finanziari, il cui tramite viene scelto dal 67% degli investitori. Di questa percentuale, il 48% si è già avvalso della consulenza in passato e continuerà a farlo, mentre il 19% non l’ha mai utilizzata, ma intende farlo in futuro. Il rimanente 33% o non ne ha mai usufruito o l’ha fatto in passato, senza però voler replicare l’esperienza.

Dopo il consulente finanziario tra gli altri provider a cui affidarsi  per investire, il successo dello sportello bancario è simile a quello delle piattaforme online “fai-da-te”: gli investitori che utilizzano questi due provider e continueranno a farlo in futuro o che intendono avvalersene d’ora in avanti corrispondono rispettivamente al 60% e al 59%.

Robo-advisor on line bocciati

Contrastante l’atteggiamento invece nei confronti dei robo-advisor on line: se da una parte il 70% degli investitori ammette di non averne mai fatto uso, di questi solo una metà (36% del totale) vorrebbe provare in futuro, mentre i rimanenti (34% del totale) non intendono farlo. Di coloro che invece ne hanno fatto uso (30%), solo l’11% vuole continuare ad avvalersene, mentre il 19%, dopo l’esperienza passata, non utilizzerà più i robo-advisor.
Sono per lo più i giovani a fidarsi dei provider online con il 19% degli investitori millennial, quelli cioè con un’età compresa tra i 18 e i 37 anni, che utilizza già i robo-advisor e continuerà a farlo, ma la percentuale scende al 7% tra gli italiani over 38 anni.

Infine lo studio rivela anche come in linea generale gli investitori italiani hanno una consapevolezza elevata dell’ammontare di risparmi affidati a ciascun consulente con il 39% che ritiene di essere molto aggiornato circa l’allocazione del proprio denaro e il 44% che pensa di conoscere tale ripartizione in modo corretto.

In generale gli italiani hanno una propensione a controllare con frequenza lo stato dei propri investimenti: l’80% esegue infatti almeno una verifica al mese mentre a  livello globale tale interesse sembra meno pronunciato, arrivando ad una percentuale del 77%, mentre in Europa scende al 75%.