Investimenti 2015, azioni e petrolio le scommesse migliori

14 Aprile 2015, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Nonostante il rally degli ultimi anni, gli investitori europei continuano a riporre la loro fiducia nel mercato azionario. E’ uno dei risultati dell’ultimo sondaggio di J.P. Morgan Private Bank condotto tra la clientela private sulle prospettive di rendimento, compresi gli eventi che potrebbero stupire in senso positivo o negativo nei prossimi 12 mesi.

Quando agli investitori è stato chiesto quali asset class potranno sovraperformare nei prossimi 12 mesi, uno schiacciante 51% ha detto che le azioni registreranno la performance migliore.

Tuttavia, la fiducia nelle azioni è leggermente diminuita rispetto al sondaggio dell’autunno 2014, quando il dato era pari al 58%. A seguito del forte calo dei prezzi nella seconda metà del 2014, al secondo posto si trova il petrolio, che un quinto (18%) degli investitori ritiene possa sovraperformare nel 2015. Altri investitori sono divisi tra credito europeo (12%), high yield statunitensi (10%) e hedge funds (10%).

“Oltre la metà dei clienti europei concordano sul fatto che le azioni continueranno a essere l’asset class sovraperformante. Nonostante questo forte consenso, gli investitori sono però divisi su quale mercato con esattezza possa sovraperformare nel 2015, dimostrando una crescita sostanziale della fiducia verso l’Europa meridionale. Benché siamo d’accordo sul fatto che esista potenziale per un recupero degli utili in Europa dopo l’annuncio di QE da parte della BCE, l’impatto del QE sui mercati azionari sarà altamente selettivo e dipenderà dall’esposizione ad una valuta più debole e al potenziale di export” ha commentato César Pérez, Global Head of Investment Strategy di J.P. Morgan Private Bank.

Nel complesso vincono gli Stati Uniti con il 30% dei voti, mentre Europa meridionale e occidentale sono pari merito al secondo posto con il 26%, seguite da Cina / Asia al quarto posto (11%). Il Giappone ha ricevuto solo il 6% dei voti.

Facendo un paragone con il sondaggio dell’autunno 2014, gli investitori sono meno positivi su Stati Uniti, Europa occidentale, Cina / Asia e Giappone, ma sono notevolmente più ottimisti sull’Europa meridionale, che ha ricevuto solo il 16% dei voti in autunno.

Per quanto riguarda gli investimenti a reddito fisso, quasi la metà degli investitori (49%) ritiene che i rendimenti dei titoli di stato americani a 10 anni saranno ancora agli attuali livelli prossimi al 2% entro la fine del 2015. Oltre un terzo (37%) degli investitori ritiene che saliranno tra il 2% e il 3%. Contemporaneamente, il 13% degli intervistati sostiene che i rendimenti potrebbero scendere al di sotto dell’1,5% e solo il 2% reputa che potrebbero salire al di sopra del 3%.

Si registra un ampio consenso d’opinione in Europa. Una gran parte degli investitori del Regno Unito (63%) ritiene che i rendimenti rimarranno intorno al 2%, mentre nessun investitore in Regno Unito, Grecia o Germania pensa che potrebbero salire sopra il  3% entro la fine dell’anno.

Sul fronte delle materie prime, metà (51%) degli investitori stima che il Brent rimarrà tra i $50 e i $60 al barile nel 2015, mentre oltre un terzo (34%) ritiene che il prezzo potrebbe risalire tra i $70 e i $75 al barile. Il 14% reputa che potrebbe scendere sotto i $50, e solo l’1% crede che risalirà ai livelli degli inizi del 2014 sopra i $90.

In un quadro che sembra privilegiare ancora una volta i mercati azionari, la maggioranza (33%) degli investitori reputa che l’ascesa di partiti politici radicali nelle elezioni europee rappresenti la minaccia maggiore. Ad esserne più impensieriti sono gli investitori di Grecia (57%) e Spagna (54%), mentre i meno preoccupati sono quelli del Regno Unito (10%) .

La seconda maggiore minaccia riguardava l’indebolimento del mercato immobiliare cinese (24% dei voti totali), con la più grande preoccupazione da parte degli investitori del Regno Unito (55%). La perdita di credibilità da parte della BCE segue al terzo posto (22%). Un numero minore di investitori è preoccupato che il prezzo del petrolio faccia deragliare il ciclo d’investimento globale (12%) o che la Fed commetta errori nella propria politica (10%). (mt)