Intesa-Ubi: nuovo no dal Patto dei Mille. Mancano all’appello circa 2 miliardi

25 Febbraio 2020, di Mariangela Tessa

Nuovo no di Ubi all’Ops annunciata da Intesa Sanpaolo. Dopo la bocciatura del Comitato Azionisti di Riferimento (Car), anche il Patto dei Mille, che raccoglie i soci bergamaschi di Ubi per una quota complessiva dell’1,6%, ha bocciato l’offerta pubblica di scambio in quanto “l’ipotesi di concambio – 17 azioni Isp contro 10 – Ubi sottovaluta significativamente il valore intrinseco del titolo Ubi e non considera adeguatamente le sue prospettive reddituali”.

Il valore fissato da Intesa con l’Ops, pari a 4,8 miliardi al momento dell’annuncio, non riconoscerebbe ai soci bergamaschi né una parte delle sinergie di integrazione, al netto dei costi della stessa, né un premio di maggioranza.

Secondo fonti dell’Ansa, la valutazione implicita di Ubi nell’offerta di Intesa per i soci di Ubi del Patto dei Mille sarebbe inferiore di 1,5-2 miliardi di euro rispetto al valore che dovrebbe essere correttamente attribuito alla banca. Il Comitato direttivo ha ritenuto, pertanto, che l’operazione proposta non tuteli adeguatamente gli interessi dei soci di Ubi.

Nei giorni scorsi, il ceo di Intesa, Carlo Messina, ha assegnato a un ritocco dell’offerta lo “0 per cento” di possibilita’. Ma il saldarsi di una minoranza di blocco tra i tre patti che impedisca a Intesa, chiusa l’ops, di votare la fusione, potrebbe suggerire ulteriori valutazioni, allo scopo di non dover rinunciare a parte delle sinergie – metà per il broker Equita – nel caso in cui Ubi dovesse sopravvivere come banca a sé stante.

Sul fronte “industriale” le critiche si concentrano invece sulle “conseguenze negative sul capitale umano, vero punto di forza di un istituto di credito” (Intesa ha annunciato 5 mila esuberi volontari, compensati da 2.500 assunzioni) e quelle “sul ruolo centrale di Ubi quale storica Banca del Territorio”, che verrebbe inglobata all’interno di Intesa dopo essere stata ridimensionata con la “cessione” di 400-500 sportelli a Bper.

Chi vede con favore l’ops sono le agenzie di rating: anche Fitch, unendosi a Moody’s e S&P, ha messo sotto osservazione i rating di Ubi, in vista di un possibile rialzo legato all’ingresso di Ubi in “un gruppo piu’ forte” quale e’ Intesa, del cui supporto “possa beneficiare in caso di bisogno”