Internet banking: crescita boom entro il 2027 (+178%)

9 Marzo 2021, di Mariangela Tessa

Automazione dell’onboarding, intelligenza artificiale, sistemi voicebot e chatbot sostituiranno le filiali. A confermare il trend nel settore finanziario, uno studio di Boston Consulting Group, nel quale emerge che durante la pandemia il 51% degli italiani ha intensificato il proprio rapporto con la banca di riferimento sul canale online, mentre il 54% ha aumentato l’uso del mobile. Uno specchio che riflette la digitalizzazione del settore bancario spinta dalla pandemia. Dagli esperti i trend per una banca sempre più digital

Se nel 2019 il mercato dell’internet banking è stato valutato 11,43 miliardi di dollari, secondo le previsioni di Allied Market Research, nel 2027 raggiungerà 31,81 miliardi, con una crescita del 178%. Dati confermati anche dal World Retail Banking Report 2020 dal quale è emerso infatti che le banche che hanno implementato piattaforme digitali ritengono più semplice e intuitivo incrementare l’utile operativo, individuare nuove fonti di valore e migliorare le efficienze operative.

Una trasformazione storica, quella del settore bancario, in cui il 75% dei consumatori intervistati preferisce l’internet banking alle filiali fisiche, in aumento rispetto al 49% registrato prima della pandemia, mentre il 55% predilige l’utilizzo delle app di mobile banking, rispetto al 47% riportato in precedenza.
Inoltre, secondo Boston Consulting Group, a livello mondiale, il 24% dei clienti prevede di utilizzare meno le filiali o di smettere del tutto di andarci anche dopo la fine della pandemia.

Internet banking, l’andamento in Italia

E in Italia? Nel Bel Paese i clienti delle banche sono stati tra i più attivi su online e mobile banking: il 51% degli italiani ha intensificato il proprio rapporto con la banca di riferimento sul canale online, mentre il 54% ha aumentato l’uso del mobile.

Un chiaro messaggio per il settore finanziario che, per rimanere competitivo e soddisfare le aspettative dei clienti, dovrà modificare e incrementare modelli digitali con lo scopo di offrire una customer experience smart, efficiente e intuitiva.

“Ancor prima dell’esplosione dell’internet banking le banche hanno avuto la necessità operativa di gestire e integrare grandi quantitativi di dati, per esempio dalle filiali alle sedi centrali o anche verso istituti di controllo e governance come Banca d’Italia – spiega Luca Musso, CTO di Primeur, multinazionale specializzata nella Data Integration – Noi gestiamo e integriamo i dati di moltissime realtà bancarie italiane e internazionali fin dagli anni ’80, quando questa attività non era scontata, a conferma di come l’operatività bancaria si basi sui dati da ormai molto tempo.
Oggi la differenza sta nella quantità ed eterogeneità di dati da gestire, negli standard di sicurezza ma soprattutto nell’impossibilità di prevedere tutte le necessità e gli sviluppi collegati al settore. L’intera strategia di integrazione dati ora ha bisogno di una flessibilità estrema.
Si sono infatti moltiplicate le applicazioni che hanno bisogno di “parlare” fra loro, scambiandosi dati con tempi certi e standard di sicurezza elevatissimi e sempre più se ne aggiungeranno. Il nostro ultimo software, Primeur Data One nasce proprio per questo ed è stato pensato e progettato come una piattaforma di integrazione dati ibrida capace di lavorare con i sistemi esistenti, mediando le transizioni di dati.
Questo banalmente vuol dire che lasciamo libero il cliente da vincoli progettuali poco prevedibili. Se hai bisogno di integrare una nuova applicazione, Primeur Data One se ne occuperà senza modificare nessuna applicazione, né intermedia, né finale. Domani le necessità cambiano e hai bisogno di gestire anagrafi differenti ma coordinate? Primeur Data One entra in gioco come un mediatore. È totale libertà di evoluzione del sistema informatico e gestionale. Il cliente finale non si deve accorgere di nulla, ma la differenza di servizio passa da queste integrazioni.”