Inflazione, spinge al rialzo anche le rate dei mutui

25 Aprile 2022, di Alessandra Caparello

L’inflazione ha subito un’accelerazione già dalla fine del 2021 e in questo contesto gli indici di riferimento dei mutui, IRS ed Euribor, hanno visto repentini cambiamenti.

Salgono difatti i tassi di interesse sui mutui per l’acquisto di casa. Così il Codacons secondo cui la fiammata dell‘inflazione registrata negli ultimi mesi e il conflitto scoppiato in Ucraina hanno avuto effetti diretti sui tassi di interesse applicati sui mutui, rendendo più costoso per le famiglie chiedere oggi un finanziamento per l’acquisto di un immobile.

L’associazione dei consumatori ha posto a confronto i tassi praticati dalle banche nel periodo pre-conflitto e quelli in vigore oggi. Ad essere colpiti i tassi fissi. Mentre l’Euribor, l’indice di riferimento dei mutui a tasso variabile, si è mantenuto sostanzialmente stabile negli ultimi 4 mesi (l’Euribor a 1 mese è fissato oggi a -0,54%, contro il -0,58% del 3 gennaio scorso), l’Eurirs, detto anche Irs, indice di riferimento dei mutui a tasso fisso, ha subito una vera e propria impennata passando ad esempio per i mutui a 20 anni dallo 0,60% di inizio gennaio agli attuali 1,69%.

Così in sostanza, chi accende oggi un mutuo a tasso fisso per l‘acquisto della prima casa si ritrova così tassi finali più elevati in media del +0,50% rispetto a chi ha avviato un finanziamento a gennaio: una differenza che, tradotta in soldoni, sfiora i +9.000 euro complessivi di spesa finale sul mutuo. A gennaio 2022, il Tan (ossia il tasso di interesse puro che si applica ad un finanziamento) sui tassi fissi era in media dell’1,20%, mentre oggi viaggia sopra quota 1,70%.

Inflazione: quanto incidono sui mutui

Come il rialzo dei tassi incide sulle tasche dei consumatori che intendono accendere un mutuo? Ipotizzando una richiesta di mutuo da 100.000 euro per l’acquisto di una prima casa e tre diverse durate del prestito (20, 25 e 30 anni), il rialzo dei tassi costa oggi fino a +24,5 euro su ogni singola rata mensile rispetto allo stesso finanziamento richiesto a gennaio. I più penalizzati analizza ancora il Codacons sono coloro che accendono mutui a 30 anni. Oggi una famiglia che accende un mutuo a tasso fisso a 30 anni arriva a spendere complessivamente circa 8.812 euro in più rispetto allo stesso prestito acceso a inizio gennaio 2022, solo per il costo maggiore delle rate e senza considerare le altre spese (perizie, spese di pratica, costi bancari).

I giovani i più penalizzati: ecco perchè

Come riporta MutuiSupermarket.it, l’aumento dei beni energetici e di conseguenza dell’inflazione è stato accentuato dalla crisi in Ucraina, tuttavia anche una rapida risoluzione del conflitto potrebbe non portare ad una rapida normalizzazione in quanto, con molta probabilità, tra l’Europa e la Russia si ridurranno drasticamente gli scambi commerciali a prescindere della durata dell’attuale conflitto.

In tutto questo contesto, i tassi salgono e a farne le spese sono soprattutto i giovani. Come riporta un’analisi dell’Osservatorio MutuiSupermarket.it, non solo le banche hanno aumentato i premi che applicano sui tassi fissi e variabili, ma stanno anche sospendendo le offerte destinate agli under 36 nell’ambito del Fondo di Garanzia Prima casa, rafforzato dal decreto Sostegni bis del maggio 2021, che ha ampliato dal 50% all’80% la parte del prestito coperta dallo Stato per i giovani con un Isee inferiore ai 40mila euro. Nel dettaglio la garanzia concedibile dal fondo elevata all’80% della quota capitale è destinata a coloro che rientrano in queste categorie:

  • coppia coniugata ovvero convivente more uxorio da almeno due anni, in cui almeno uno dei richiedenti non abbia compiuto trentasei anni;
  •  famiglia monogenitoriale con figli minori (il mutuo è richiesto da: persona singola non coniugata, né convivente con l’altro genitore di nessuno dei propri figli minori con sé conviventi;
  • persona separata/divorziata ovvero vedova, convivente con almeno un proprio figlio minore);
  • giovani che non abbiano compiuto trentasei anni e conduttori di alloggi di proprietà degli Istituti autonomi per le case popolari, o comunque denominati.

Ebbene, negli ultimi tempi, il bonus prima casa per gli under 36 anni sta incontrando alcune difficoltà operative, tra cui la principale il fatto che il tasso proposto dalla banca non può superare quello anti usura fissato ogni tre mesi da Bankitalia e che, fino al 30 giugno, è pari all’1,99% per i mutui fissi e al 2,27% per i variabili. E con l’inflazione al 6,5% gli istituti di credito rischiano di rimetterci e non stanno più concedendo la garanzia.