Inflazione si infiamma (al 3% in ottobre), allarme sui consumi

16 Novembre 2021, di Mariangela Tessa

Si infiamma l’inflazione in Italia. Ad ottobre, l’indice dei prezzi al consumo ha segnato un aumento dello 0,7% mensile e del 3% annuale. Lo dice lIstat, correggendo al rialzo le stime (+2,9% nella prima lettura). È il quarto mese di fila, che l’inflazione segna un aumento. Una crescita di tale ampiezza, commenta l’istituto di statistica, non si registrava dal settembre del 2012 (+3,2%).

L’ulteriore accelerazione, su base tendenziale, dell’inflazione è in larga parte dovuta ai prezzi degli energetici (da +20,2% di settembre a +24,9%) sia a quelli della componente regolamentata (da +34,3% a +42,3%) sia ai prezzi di quella non regolamentata (da +13,3% a +15,0%).

Accelerano rispetto al mese di settembre, ma in misura minore, anche i prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (da +2,0% a +2,4%). L”inflazione di fondo’, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, sale da +1,0% a +1,1%, mentre quella al netto dei soli beni energetici rimane stabile a +1,1%. L’inflazione acquisita per il 2021 è pari a +1,8% per l’indice generale e a +0,8% per la componente di fondo.

L’impennata dei prezzi intanto rischia di mettere in ginocchio i consumi. L’allarme arriva dalla presidente di Confesercenti, Patrizia De Luise, che in occasione dell’assemblea annuale che cade nel cinquantesimo anno dalla fondazione dell’Associazione, ha spigato che la fiammata dei prezzi potrebbe sottrarre, in due anni, 9,5 miliardi di euro di consumi: circa 4 miliardi quest’anno e 5,5 miliardi del 2022.
La ripresa dei consumi, anche a causa dell’aumento dei prezzi, sarà più lenta di quella del Pil. “A fine 2022 il volume dei consumi potrebbe rimanere al di sotto del livello pre-pandemico, con uno scarto residuo di circa 20 miliardi”, ha avvertito De Luise.

Inflazione eurozona ben sopra il target del 2%

Quello del rialzo dei prezzi non è un problema solo italiano. L’impennata dei prezzi sta interessando indistintamente tutti i paesi europei. Ed è destinata a restare oltre le attese iniziali. È l’indicazione arrivata ieri  dalla presidente Bce Christine Lagarde, in audizione al Parlamento europeo. “Vediamo ancora che l’inflazione si modererà il prossimo anno, ma ci vorrà più tempo di quanto inizialmente previsto” e “continuiamo a prevedere che a medio termine rimanga al di sotto del nostro nuovo obiettivo simmetrico del 2%“, ha detto, ribadendo che i tassi di interesse ufficiali resteranno fermi per tutto il 2022.

Nel mese di ottobre, secondo la prima stima flash di Eurostat il tasso di inflazione si è attestata al 4,1% (+0,7% rispetto settembre, quando era del 3,4%), ben sopra l’obiettivo della Banca centrale europea. Obiettivo, che lo scorso luglio, dopo diciotto anni dall’ultima revisione, nel 2003, stato cambiato. Il target non sarà più un livello di inflazione “inferiore ma vicino al 2% nel medio termine” ma “un obiettivo di inflazione simmetrico del 2% nel medio termine”. Simmetrico nel senso che “positive e negative deviazioni” dall’obiettivo sono considerate egualmente indesiderabili. Fino a ora, invece, un’inflazione più alta del 2% era considerata sicuramente una situazione più delicata, e da affrontare con maggiore determinazione di un’inflazione più bassa.