Con il caro petrolio l’inflazione in Italia balza al 4,8%, record dal 1996

2 Febbraio 2022, di Massimiliano Volpe

Nuovo balzo per l’inflazione a gennaio in Italia sulla scia di quanto si sta registrando in tutti i paesi industrializzati. Secondo quanto rilevato dall’Istat l’inflazione ha registrato una forte accelerazione, raggiungendo un livello (+4,8%) che non si registrava da aprile 1996, quando l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC) registrò la medesima variazione tendenziale.

Secondo le stime preliminari dell’Istat, nel mese di gennaio 2022 l’inflazione, al lordo dei tabacchi, registra un aumento dell’1,6% su base mensile e del 4,8% su base annua (da +3,9% del mese precedente).

Si tratta di un livello leggermente più basso delle ultime rilevazioni per la zona euro (inflazione al 5%) e per gli Stati Uniti (7%).

Inflazione Italia, pesa il caro petrolio

Secondo quanto evidenziato dall’Istat l’aumento congiunturale dell’indice generale è dovuto, per lo più, ai prezzi dei Beni energetici regolamentati (+42,9%) e in misura minore a quelli degli Energetici non regolamentati (+3,2%), dei Beni alimentari non lavorati (+2,1%), degli Alimentari lavorati (+1,4%), dei Beni durevoli (+1,0%) e dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+0,9%).

Solo i Servizi relativi ai trasporti diminuiscono (-1,6%), a causa per lo più di fattori stagionali. L’“inflazione di fondo”, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, rimane stabile a +1,5%, mentre quella al netto dei soli beni energetici accelera da +1,6% a +1,8%.

Dalla Bce attesi tassi fermi

Nonostante questi aumenti dell’inflazione nella  riunione di politica monetaria di domani la Bce dovrebbe mantenere i tassi di interesse invariati ai minimi storici perchè è convinta che questa fiammata sia temporanea e destinata a ridimensionarsi nei prossimi mesi. Prevista invece una riduzione del piano di quantitative easing e del piano straordinario Pepp..

Secondo gli analisti un primo rialzo dei tassi di interesse nella zona euro è atteso solo nel 2023.