Incubo capitale Unicredit. Ora spaventa report choc Barclays

10 Giugno 2016, di Laura Naka Antonelli

ROMA (WSI) – Venerdì nero per le banche sulla borsa di Milano e in generale in Europa. Sul Ftse Mib forti attacchi contro le banche italiane, con Unicredit che crolla oltre -4%, precipitando a 2,424 euro, ai valori minimi dal maggio del 2012.

Il titolo Unicredit sconta la dichiarazione rilasciata in un’intervista a Il Sole 24 Ore del presidente Giuseppe Vita, che ha affermato che il sostituto di Federico Ghizzoni alla carica di amministratore delegato arriverà “nel limite del possibile entro la fine di luglio”.

Domanda: ci vuole così tanto tempo per trovare un CEO per la banca italiana? O sono davvero in pochi quelli che vogliono gestire la patata bollente?

“La durata del tempo necessario per scegliere l’amministratore delegato è un ulteriore segnale del disaccordo in essere tra i soci azionisti”, ha osservato in una nota Luca Comi, analista di ICBPI che tuttavia ha una raccomandazione di Buy sui titoli Unicredit.

“Quadro potrebbe peggiorare”

Focus soprattutto su un articolo pubblicato su Euromoney, secondo cui sarebbe arrivato il momento di risolvere i problemi della banca.

“Senza un’azione rapida, il quadro potrebbe peggiorare prima di migliorare”. L’articolo parla chiaramente dei crescenti timori di un aumento di capitale diluitivo, che potrebbe erodere ulteriormente la pazienza degli azionisti. D’altronde, Unicredit contribuisce in modo rilevante al fondo Atlante, “con i suoi contributi che aumenteranno fino a 1 miliardo di euro e il fondo che ricapitalizzerà altre banche in difficoltà e eventuali cartolarizzazioni dei crediti deteriorati”.

Euromoney cita una nota di Barclays, secondo cui senza un “rilevante cambio di direzione entro il 2018, il requisito patrimoniale Tier-1 ratio sarà di quasi tre punti percentuali rispetto alla media europea. Barclays in una sua analisi ritiene che Unicredit abbia bisogno di raccogliere un capitale di circa 6 miliardi. Una cifra “monstre”, dal momento che corrisponde a un terzo della sua capitalizzazione di mercato, dopo che le azioni hanno perso la metà circa del loro valore nell’ultimo anno.

L’articolo continua affermando come sia vitale per Unicredit migliorare la propria strategia sul crediti deteriorati, che corrispondono al 15% circa dei prestiti. E sottolinea come, a questo punto, la migliore speranza per gli azionisti sia un pacchetto di misure che possano minimizzare il rischio di un aumento di capitale e alzare la “umiliante valutazione”del titolo.

Tra le opzioni:

  • La vendita della banca polacca Pekao è una delle opzioni meno attraenti per Unicredit. L’istituto rappresenta infatti il fiore all’occhiello della rete di Unicredit nell’Europa centrale e orientale. Ma sicuramente gli acquirenti non mancherebbero.
  • La vendita della sua partecipazione del 40% nel capitale della banca turca Yapi Kredi potrebbe arrecare meno danni alla rete di franchising di Unicredit e comunque raccoglierebbe l’interesse di potenziali acquirenti (BBVA, per esempio, continua a puntare sulla Turchia, e ha acquisito una quota del 40% nel capitale di Garanti, altra banca turca).
  • La vendita della divisione tedesca HVB potrebbe confermarsi difficile, dal momento che l’autorità di regolamentazione delle banche in Germania ha bloccato il trasferimento delle azioni da HVB.
  • Unicredit potrebbe anche puntare sulla vendita della sua divisione bancaria e di brokeraggio online Fineco Bank, che viene considerata come un asset di elevato successo.
  • Si attende intanto l’approvazione delle autorità di regolamentazione della joint venture tra Pioneer e Santander annunciata più di un anno fa, ma ancora in attesa di diventare definitiva. Una mossa del genere potrebbe fornire a Unicredit capitale aggiuntivo di 25 punti base.

Fonte Euromoney