In Italia 1,1 milioni di inattivi Under 30, Randstad: serve “Piano Marshall”

27 Ottobre 2021, di Alberto Battaglia

Se si escludono gli studenti e gli invalidi, in Italia ci sono 1,1 milioni di “inattivi” under 30: sono giovani che non cercano un’occupazione e non stanno investendo in formazione. E’ un record europeo, un potenziale di sviluppo sprecato che richiederebbe “un Piano Marshall” in formazione post-secondaria e investimenti in ricerca e sviluppo. Questo il quadro che emerge dall’ultimo rapporto di Randstad Research, il centro di ricerca sul futuro del lavoro promosso da Randstad, che ha tracciato un profilo dei giovani inattivi, analizzando le cause di questa condizione e immaginando le possibili vie d’uscita.

Se gli inattivi si aggiungono anche gli 800mila under 30 disoccupati (che sono popolazione attiva perché stanno cercando un impiego), si arriva al 22,2% dei 15-29 anni italiani. Una percentuale che pone la Penisola al terzultimo posto fra i Paesi osservati Eurostat, davanti alle sole Turchia (29%) e Macedonia del Nord (24%); nell’Ue la sommatoria di Neet e disoccupati under 30 è di quasi dieci punti più bassa rispetto a quella italiana (12,5%), mentre nei Paesi Bassi è solo del 5%.
Se si aggiungono al gruppo degli inattivi anche i 4,2 milioni di studenti si arriva a quota 5,3 milioni, di cui il 42% residente al Sud.

“Il ricambio generazionale è fondamentale per garantire la competitività del mercato del lavoro e la sostenibilità del sistema pensionistico, ma in Italia sono troppi i giovani che per ragioni diverse non lavorano o non sono ‘attivi’ quanto potrebbero”, ha dichiarato Daniele Fano, Coordinatore del Comitato Scientifico Randstad Research. “Il Next generation Eu offre risorse per affrontare un problema storico in Italia, ma sarà necessario fare di più e creare un volano di investimenti per costruire un sistema formativo e lavorativo capace di includere i giovani”, ha aggiunto Fano, invitando le istituzioni a potenziare tutto il sistema formativo post secondario puntando su ITS, università e lauree professionalizzanti, favorire l’accesso qualificato al lavoro con le politiche attive.