In Francia nuova legge controversa sui crimini di Borsa

19 Maggio 2015, di Redazione Wall Street Italia

PARIGI (WSI) – L’intenzione delle autorità francesi è di trovare una nuova legge severa, che porti alla repressione dei crimini di Borsa anche senza poter fare affidamento sul sistema del processo duale – penale e amministrativo. Ma c’è il rischio reale di indebolire il sistema attuale.

L’affaire EADS, in cui i dirigenti ed ex manager del gruppo accusati di manipolazione dei mercati e insider trading sono stati giudicati non colpevoli dalle autorità dei mercati finanziari, ha riacceso in Francia il dibattito sul doppio processo nei casi dei crimini commessi nelle operazioni di Borsa.

Lo schema della doppia sanzione è uscita ancora più infragilita dal processo e ora il governo Hollande lavora a una nuova legge controversa per riformare il sistema. L’esecutivo sembra voglia privilegiare la via penale.

Le autorità hanno difatti l’intenzione di separare la via penale da quella civile, anche per non rischiare di dover subire una sentenza come quella della Corte Europea dei Diritti Umani, che nel 2014 aveva punito l’Italia per processo non equo sul caso Fiat-Ifil sui “magheggi” per mantenere il controllo della casa automobilistica nonostante il mancato rimborso di un prestito. I giudici hanno evocato il principio del «non bis in idem»: le medesime persone non possono essere giudicate due volte per lo stesso crimine.

Citando il fatto che i dirigenti ed ex manager del colosso dell’aeronautica sono stati assolti dall’autorità dei mercati finanziari nel 2009, il tribunale d’appello di Parigi ha chiuso il caso EADS il 18 maggio. L’assoluzione ha fatto molto discutere, anche fuori dai confini francesi.

Gérard Rameix, presidente dell’autorità dei mercati (AMF), ha spiegato a Le Monde la proposta che faranno al governo per una legge che dovrebbe entrare in vigore da qui a settembre 2016.

La Corte europea dei diritti umani (CEDU) ha proibito il ricorso al sistema di repressione duale, civile e penale. Il 18 marzo 2015 poi il consiglio costituzionale, interpellato sul caso EADS, ha indicato che in matiera finanziaria, non ci possono essere due processi allo stesso tempo. “È un voltafaccia”, dice Rameix.

Dal 1989 il consiglio costituzionale riconosce la possibilità di processi e sanzioni su due terreni giuridici differenti, nel rispetto del principio di proporzionalità, con la sanzione penale che deve tener conto del monetante della sanzione amministrativa, la quale nella maggior parte dei casi viene comminata prima.

“Il nostro obiettivo è che la nuova legge porti a una politica coerente di repressione delle infrazioni di Borsa, senza indebolire il sistema attuale”.

La riforma dovrà accontentare l’opinione pubblica che, in particolare dopo lo scoppio della crisi finanziaria, vuole vedere puniti i responsabili di crimini economico-finanziari, senza però poter avere sanzioni amministrative importanti in caso di pene in carcere.

Se la nuova legge prediligerà la via penale, “i giudici sarebbero spinti a perseguire penalmente molto più sistematicamente rispetto al passato. Il rischio è di creare ingorghi giuridici. Così molti dossier penali finirebbero per decadere per mere ragioni procedurali”, avverte Rameix nell’intervista a Le Monde, precisando che la via penale è indispensabile in certi casi eccezionali, dal momento che può disporre di metodi di indagine efficaci che le autorità di controllo dei mercati, per esempio, non hanno (intercettazioni, libertà vigilata, pedinamento, etc.).

Rameix sottolinea inoltre come il diritto europeo (direttiva sull’abuso di mercato dell’aprile del 2014) preveda che le infrazioni più gravi devono essere perseguite per via penale. Inoltre, “dopo la crisi finanziaria la gente è più sensibile” ai crimini commessi dai manager e dai dirigenti del mondo della finanza. “È logico disporre di mezzi simbolici di repressione forti come il carcere”.

Al contempo “bisogna agire con prudenza e non ricorrere a un utilizzo eccessivo delle procedure penali”, che se esageratamente numerose, rischierebbe di mandare all’aria molte cause legali.

(DaC)