In Australia è guerra contro il denaro contante

3 Agosto 2017, di Livia Liberatore

E’ in corso in Australia una vera lotta contro il denaro contante. La Black Economy Task Force australiana ha presentato 35 proposte “orientate ai consumatori” per contrastare il contante. La task force accusa i consumatori di tenersi il contante e di non farsi dare le ricevute. Il presidente della task force Michael Andrew propone di installare nanochips nelle banconote da 50 e cento dollari in modo che il governo possa sapere dove vengono conservate. Il denaro inoltre avrà una scadenza dopo un certo periodo di tempo.

Secondo Andrew, la maggior parte delle leggi in vigore per contrastare l’economia nera riguardano le imprese e non si concentrano sui consumatori che invece sono parte del problema. “Non si tratta solo di imporre sanzioni, ma di iniziare un cambiamento culturale“, ha detto Andrew che ha spiegato come qualsiasi nuovo regime di pena dovrebbe essere calibrato: le sanzioni più pesanti vanno a chi mette in atto comportamenti esagerati o ripetitivi nel tempo.

La proposta è stata una delle 35 presentate dalla task force al governo federale. I gruppi a difesa dei consumatori hanno sostenuto che il piano eliminerebbe ogni protezione legale per gli acquirenti che pagano in contante e non riescono a ottenere la ricevuta e che per questo le proposte sono ingiuste. La task force è stata criticata per la sua idea che il problema siano i soldi accumulati sotto i letti dei pensionati. Secondo Andrew da controllare sarebbero la banconota da 50, preferita dai criminali e quella da cento, usata da migranti stranieri e pensionati.

Le stime sulla quantità di economia nera in Australia variano da 23 a 50 miliardi di dollari. Il governo sostiene che l’evasione fiscale attraverso i pagamenti in contante costi al budget fino a 10 miliardi di dollari di entrate, fondi che potrebbero andare per il finanziamento del Welfare e dei servizi.