In arrivo bazooka fiscale Usa e Pil tornerà sopra +3%

23 Febbraio 2017, di Alberto Battaglia

La riforma fiscale è la prima priorità dell’amministrazione Trump: lo ha comunicato il Segretario del Tesoro, Steven Mnuchin, a colloquio con Cnbc. I primi passi in questa direzioni dovranno essere “molto significativi”e rapidi: se ne dovrebbero saggiare i frutti prima che il Congresso vada in pausa estiva, ad agosto.

“Vogliamo” che la riforma fiscale “sia fatta entro la pausa di agosto”, ha detto Mnuchin, “stiamo lavorando a stretto contatto con la leadership nella camera e nel senato e stiamo esaminando un piano combinato”.

In campagna elettorale e, nuovamente, poco dopo la sua entrata in carica ufficiale, il presidente Usa Donald Trump ha manifestato l’intenzione di abbassare le tasse alla classe media, rimuovere ostacoli al business, introdurre una tassa mirata sulle importazioni (“border tax”) e ridisegnare l’Obamacare (se non abolirlo del tutto). Quest’ultimo punto sarà probabilmente il primo sul quale il Congresso metterà mano, visto che entro marzo è attesa una riforma del piano sanitario voluto dall’ex presidente Barack Obama e spesso criticato per i suoi costi sulle casse dello Stato.
L’importanza della riforma fiscale, ha rimarcato Mnuchin, è strettamente legata all’obiettivo di crescita che l’esecutivo intende centrare: si parla di “una crescita sostenibile del 3% o superiore” ogni anno. I tagli fiscali, promette il segretario, riguarderanno soprattutto la classe media, anche se molti osservatori temono che i maggiori vantaggi li potranno raccogliere i super ricchi. Sarebbe questo il caso se, ad esempio, la tassa sui redditi delle società passasse dal 35 al 15 come promesso ai tempi della campagna dal magnate newyorchese.

E la tanto discussa tassa sulle importazioni? Mnuchin, su questo nodo si è limitato a dire che la questione è sul tavolo e presenta “aspetti interessanti” assieme ad “alcune preoccupazioni”. Mnuchin ha poi confermato che si è già iniziato a discutere di nuove emissioni di Treasuries a lunghissimo termine, 50 e 100 anni, “qualcosa su cui dovremmo ragionare seriamente”. Un’emissione di questo tipo potrebbe essere gradita a soggetti finanziari come i fondi pensione, i cui orizzonti di investimento sono molto lunghi. Ma potrebbero anche rivelarsi, ancora, una nuova voce di spesa per il bilancio Usa.