Imu: tre ipotesi per i tagli

29 Aprile 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Moratoria per il 2013; aumento della detrazione base attualmente a 200 euro; esenzioni speciali per le famiglie con un Isee (la denuncia di redditi e patrimoni utilizzata per accedere ai servizi sociali) sotto i 15 mila euro. Appena accesi i motori il nuovo esecutivo guidato da Enrico Letta deve affrontare la questione più spinosa: l’Imu.

La tassa sulla casa è stata il cavallo di battaglia del centrodestra in campagna elettorale che ha proposto la restituzione di quanto versato nel 2012 e l’abolizione sulla prima casa dal 2013 in poi.

Il nuovo premier è deciso a dare un segnale forte non lasciando la questione nelle sole mani del Pdl e ha detto chiaramente ai suoi di voler intervenire.

Il contenuto di questo articolo, pubblicato da La Repubblica – che ringraziamo – esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

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ROMA (WSI) – Lunedì 29 aprile, data significativa per chi intende chiedere la sospensione dell’intera rata del mutuo per la prima casa. E’ infatti tornato operativo il Fondo di Solidarietà del Tesoro, che consente l’esenzione dal pagamento dell’intero importo per 18 mesi.

Chi intende usufruirne deve recarsi presso la propria banca e presentare la documentazione presente sul sito del Tesoro e della Consap.

Sempre domani scade il termine per la certificazione dei debiti della P.A. da parte delle amministrazioni pubbliche interessate e già martedì scatteranno le maxi multe, 100 euro al giorno, per gli eventuali funzionari pubblici inadempienti.

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di Mario Sensini

ROMA (WSI) – Tanto per cominciare le spese che non hanno più copertura in bilancio dovranno essere rifinanziate o cancellate. E sono i primi quattro-cinque miliardi da trovare. Poi c’è il costo del compromesso politico con i partiti di governo sull’Imu, e le tasse pronte a scattare, come Iva e Tarsu, che potrebbe aggirarsi anche questo intorno ai quattro o cinque miliardi.

E quello del nuovo programma di governo, tra due e quattro miliardi. Oltre all’incertezza politica c’è anche un bel mucchio di soldi, undici miliardi che potrebbero salire fino a trenta, che pesa sulle sorti del governo affidato a Enrico Letta (guarda il grafico).

Il bilancio viaggia sul filo del pareggio e non ci sono soldi per finanziare le nuove spese considerate indispensabili, scongiurare o limitare l’aumento delle tasse già deciso, rilanciare l’economia, il lavoro e la crescita, proteggere i più deboli.

Quello che serve dovrà essere trovato contando sulla benevolenza di Bruxelles, ma comunque tagliando le spese con una manovra correttiva che sarà uno dei primi atti del nuovo esecutivo, se Letta scioglierà la riserva. Anche se recuperare risorse nel bilancio non sarà facile, perché dopo due tornate di spending review la stessa Corte dei Conti sottolinea che i margini immediati di risparmio sono molto ridotti.

Il nodo principale sul tavolo del premier incaricato è quello dell’Imu sulla prima casa.

Il Pdl chiede la restituzione per il 2012 e la cancellazione per il futuro. Per soddisfare in pieno Berlusconi servirebbero, dunque, dodici miliardi sull’unghia. Più altri quattro l’anno dal 2015. Eliminare l’Imu sulla prima casa per chi paga fino a 500 euro, come chiede Il Pd , esenterebbe dalla tassa il 90% dei contribuenti, ma verrebbero a mancare almeno 2,5 miliardi, a meno di non caricarli sul restante 10% dei contribuenti, i più ricchi, che già pagano il 33% dell’Imu complessiva.

La restituzione dell’Imu pregressa, poi, è ancora più problematica. Se non altro perché parte dei soldi (600 milioni per il 2012) dovrebbe tornare indietro dai Comuni. Se il Pdl non dovesse rinunciarvi, resta l’ipotesi di compensare la tassa con nuovi titoli di Stato. I 4 miliardi peserebbero sul debito e non sul deficit, e il conto sarebbe digeribile molto più facilmente. Ancor più difficile scongiurare gli aumenti dell’Iva e della Tares, la nuova Tarsu, per le quali servono 3 miliardi sul 2013 e 5 dal 2014.

Risolta la dirimente dell’Imu, e ancora prima di addentrarsi nelle esigenze finanziare del programma politico, Letta dovrà ragionare con Pd, Pdl e Scelta Civica sulle spese che non hanno più copertura in bilancio. Servono tra 800 milioni e un miliardo e mezzo per rifinanziare gli ammortizzatori sociali, che sono scoperti da maggio; e un miliardo per le missioni di pace, necessario da ottobre. Entro giugno si presenteranno anche i nodi della scadenza delle proroghe per i contratti dei precari dello Stato e degli sfratti.

Per il 2014 servono infine 2 miliardi per evitare l’aumento dei ticket sanitari a carico dei cittadini. Poi c’è il programma di governo, da finanziare. Lo stesso Letta ha prefigurato un allentamento della stretta, e tutti i partiti chiedono misure di rilancio per l’economia.

Le detrazioni sollecitate dal Pdl o il credito d’imposta suggerito dai Saggi di Napolitano non costano molto, ma tra 2 e 4 miliardi per un pacchetto di rilancio dell’economia e di sostegno alle imprese e ai ceti più deboli serviranno. Come servirebbero altri soldi per stabilizzare al 55%, come chiede il Pd, le detrazioni sulle ristrutturazioni edilizie (che da metà 2013 scendono tutte al 36%). In tutto le «esigenze» oscillerebbero tra gli 11 e i 29-30 miliardi di euro.

Da trovare con tagli alle spese: 4 con un nuovo giro di spending review, minimo altri 2 da una manovra che appare scontata sulla spesa sanitaria. Altrettanti potrebbero derivare da una nuova stretta sull’evasione con altre limitazioni all’uso del contante (se Berlusconi accetterà). E a disposizione c’è il pacchetto del Pdl per l’inasprimento su giochi, lotterie, alcolici e tabacchi: varrebbe 4 miliardi l’anno. Proprio quello che servirebbe per cancellare l’Imu.

Il contenuto di questo articolo, pubblicato da Corriere della Sera – che ringraziamo – esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

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