L’immobiliare italiano torna ai livelli pre-pandemia

16 Settembre 2022, di Redazione Wall Street Italia

di Andrea Dell’Acqua

La pubblicazione del rapporto annuale sui “Dati Statistici Notarili” rappresenta un appuntamento periodico atteso dagli operatori di settore, dai professionisti e dalla classe politica.

La rilevazione, eseguita attraverso l’applicativo Notartel, si riferisce all’attività notarile svolta dal 1. gennaio al 31 dicembre 2021 (DSN 2021), anno definito di ripartenza dopo gli accadimenti legati all’emergenza pandemica del 2020.

Il periodo esaminato, nonostante abbia ancora registrato delle chiusure localizzate e delle limitazioni imposte dalle autorità a causa del Covid-19, soprattutto nel primo semestre, mostra un deciso recupero dell’attività notarile.

Si registra un forte incremento degli atti stipulati, in confronto al 2019 (ultimo non influenzato dalla crisi sanitaria).

A livello generale, il nord Italia si conferma come l’area trainante del paese e il comparto immobiliare, compresi gli atti di finanziamento, coinvolge ancora più del 60 % dell’intera attività dei notai. Giugno, luglio e dicembre i mesi con la maggior concentrazione di stipule. Dalla rilevazione sono emersi i seguenti risultati.

Il punto sull’immobiliare

I dati si riferiscono alle transizioni immobiliari indipendentemente dal fatto che attraverso l’atto notarile sia trasferita una quota pari o superiore al 50 % della proprietà.

Nel periodo considerato sono state rilevate 1.058.732 compravendite.

Gli immobili abitativi complessivamente compravenduti nel 2021 sono stati 628.137, in aumento rispetto al biennio precedente.

La Lombardia si conferma come la regione nella quale sono scambiati più immobili (19,43 % del totale) seguita dal Veneto (9,30 %) e dal Piemonte (9,27 %).

Il 56,05% degli immobili ad uso residenziale è stato acquistato usufruendo dell’agevolazione prima casa.

A tal proposito è utile ricordare come, tra le misure adottate attraverso il decreto Sostegni bis, vi era quella legata al Fondo Mutui Prima Casa in aiuto a tutti i giovani che non avevano ancora compiuto i 36 anni e con Isee inferiore ad euro 40’000 (garanzia statale fino all’80 % dell’importo del mutuo) per facilitarne la possibilità dell’accensione di un mutuo e quindi di acquisto della prima casa.

Si registra una netta preponderanza delle transazioni effettuate da privati rispetto alle imprese; non vi è una distinzione netta tra uomini e donne. L’eccezione è rappresentata dall’acquisto di terreni agricoli, maggiormente ad appannaggio dei primi.

Il prezzo medio corrisposto per l’acquisto di un’abitazione tra privati è pari a 115 mila euro. Nettamente superiore quello da imprese (tra 210 e 230 mila) dovuto al fatto che si tratta per lo più di immobili di nuova costruzione con standard energetici elevati.

A tal proposito, è utile sottolineare come siano cambiate le caratteristiche degli immobili ricercati dal mercato per le sopraggiunte necessità legate allo smart working, la costante ricerca di spazi esterni e di una classe di efficienza energetica di primo livello per la crescente sensibilizzazione sociale sul tema e anche alla luce delle novità normative che coinvolgeranno il settore immobiliare nei prossimi anni.

Non sorprende il dato legato all’aumento dell’acquisto di seconde case, sia come soluzione per possibili nuove restrizioni, ma anche come forma di protezione del risparmio familiare.

I mutui

Nel 2021 il capitale complessivamente erogato dagli istituti di credito per i finanziamenti ipotecari ha superato i 69 miliardi di euro. Un dato in crescita rispetto al biennio precedente (nel 2019, maggiore del 2020, fu registrato un volume di 65 miliardi di euro).

Prevalgono i finanziamenti sotto 150 mila euro, che rappresentano il 67,42 % delle richieste di mutuo.

Complessivamente sono stati stipulati 448 mila mutui, in crescita rispetto al 2020; +13 % in confronto al 2019.

La stabilità economica necessaria per l’accesso al credito è testimoniata dal fatto che la fascia d’età prevalente alla quale appartengono i mutuatari sia quella ricompresa tra i 36 e i 45 anni.

In conclusione, possiamo affermare che la ripartenza di alcuni settori strategici per l’economia del paese, unitamente alla dinamicità della classe imprenditoriale, nonché delle scelte d’investimento e di protezione del risparmio da parte dei privati, hanno permesso al settore immobiliare di ripartire e ritornare, almeno statisticamente, ai dati pre-pandemia registrati nel 2019.